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Barbara Alberti: la mia fiaba militante

“La maternità surrogata è il trionfo del ricco sul povero, l’ultima frontiera della schiavitù”: ha le idee molto chiare su un tema che divide le coscienze, Barbara Alberti e la sua favola militante, Non mi vendere, mamma!, pubblicata da nottetempo si riassume tutta nel titolo. C’è Chico, un bambino, che dai primi mesi di gravidanza istaura un dialogo con la madre per convincerla a non cederlo alla coppia che l’ha ingaggiata per partorire. La mamma, Asia, cresciuta in un orfanatrofio, è una creatura selvatica e fragile, che si è attaccata all’amore per il suo compagno di sventure, Lillo. Dopo aver rubato ed essersi prostituita per lui, Asia acconsente anche a diventare madre per la coppia Trump: i centocinquantamila euro che guadagnerà serviranno a tenere al riparo il suo uomo dai pusher che lo aspettano sotto casa. Riuscirà Chico, con i suoi racconti presi da libri e film a convertire Asia a un nuovo modo di vedere le cose e i rapporti tra le persone?

A Più libri più liberi, Barbara Alberti ci ha raccontato come è nato Non mi vendere, mamma!.

Barbara Alberti è nata a Umbertide l’11 aprile 1943 e vive a Roma, dove si è laureata in filosofia. È scrittrice, giornalista e sceneggiatrice, autrice di romanzi, saggi e biografie fantastiche. Ha scritto Il portiere di notte (1974) per la regia di Liliana Cavani, e Melissa P (2005) diretto da Luca Guadagnino. Tra i suoi libri: Memorie malvage (Marsilio, 1976), Il ritorno dei mariti (Mondadori, 2006), Vangelo secondo Maria (Castelvecchi, 2007), Riprendetevi la faccia (Mondadori, 2010) e Sonata a Tolstoj (Dalai Editore, 2010).

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