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Divario di genere: ecco i dati del World Economic Forum

L’Islanda e altri paesi nordici si confermano sul podio della classifica del Global Gender Gap Report 2015 realizzata dal World Economic Forum: il rapporto classifica 145 paesi sulla base della loro capacità di colmare divario di genere in quattro aree fondamentali: la partecipazione economica e le opportunità, l'istruzione, la salute- aspettative di vita, e il potere politico.

Ecco nel dettaglio i primi dieci paesi della classifica:

 

1. L'Islanda è al primo posto per il settimo anno consecutivo. Rispetto alla classifica del 2006, ha completamente colmato il divario di genere educativo e si classifica al primo posto per l'empowerment politico, avendo avuto per 20 anni al comando, una donna, negli ultimi 50anni. E ' anche il paese con la copertura di paternità più lunga, con il diritto, per i neo-papà, di rimanere accanto ai propri figli per 90 giorni.

2. La Norvegia si arrampica di nuovo fino al secondo posto, dopo aver ceduto la propria posizione alla Finlandia per gli ultimi tre anni. E 'il primo paese nel complesso dove le donne raggiungono posizioni di leadership aziendale. La Norvegia ha anche la più piccola differenza tra uomini e donne, dei minuti trascorsi in media al giorno per lavori non pagati.

3. La Finlandia scende al terzo posto, ma resta il paese più alto nella classifica tra quelli dell'Unione Europea. E ' uno dei quattro paesi della regione che ha pienamente posto fine ai suoi divari di genere per quanto concerne gli indici di livello di istruzione e  salute-aspettative di vita. Con un governo che è composto per il 63% da donne, è anche il paese con il più alto punteggio per il numero di donne presenti all’interno dei ministeri.

4.La Svezia si posiziona al quarto posto per il settimo anno consecutivo; si classifica al quarto posto per la Partecipazione economica e le Opportunità, con un incremento di 11 punti rispetto allo scorso anno; si riconferma al quinto posto per l'empowerment politico.

5. L'Irlanda ha guadagnato tre posizioni rispetto al 2014, principalmente grazie ai miglioramenti degli indici economici e politici; prima in classifica nell’Unione Europea, per gli anni di presenza di una donna a capo del Governo.

6. La Ruanda è l'unico paese della regione sub-Sahariana ad essere classificato tra i primi 10. Il suo posizionamento più elevato si spiega con le sue ottime prestazioni in merito all’empowerment politico e il suo punteggio per la Partecipazione economica e le opportunità. Questi punteggi sono leggermente compensati da divari di genere più ampi in materia di salute, sopravvivenza e istruzione.

7. Le Filippine continuano la loro salita su per la top 10 con l’aver posto termine al 79% del divario di genere. Dal 2006, il paese ha registrato progressi in tutte le categorie ad eccezione del livello di istruzione in cui è leggermente regredito.

8. La Svizzera rientra nella top 10, dopo esserne uscita nel 2014. Ciò è dovuto principalmente al miglioramento della partecipazione economica e le opportunità così come l'educazione e l’empowerment politico. E 'tra i primi in classifica per la presenza delle donne nei ministeri. 

9. La Slovenia entra nella top 10 per la prima volta. Dei 109 paesi che hanno fatto parte dell'indice dal 2006, la Slovenia ha mostrato il quarto maggiore incremento. Dal 2006, tutti i punteggi dei suoi indici sono migliorati. Il 44% dei ministri del paese sono donne, rispetto al 18% nel 2014. Dopo l'Islanda, la Slovenia ha il secondo congedo di paternità pagato più lungo.

10. La Nuova Zelanda è salita di tre posti rispetto allo scorso anno, grazie al fatto che ha colmato divario di genere per ben il 78%. Ora ha una migliore parità salariale per mansioni simili e un più equo salario.

 

Dieci anni del Global Gender Report del World Economic Forum


Il report realizzato dal World Economic Forum, compie dieci anni, anni in cui, come sottolinea l'ente stesso, questi dati ci hanno aiutato a capire come la mancanza di progressi è dannoso per la crescita economica globale, e ci ha dato indicazioni su come misure concrete siano in grado di sostenere la crescita e migliorare la qualità della vita per le donne in tutto il mondo. Ma cosa possiamo realmente imparare dai numeri?

Per prima cosa, possiamo vedere nel grafico che, dei quattro pilastri che compongono la ricerca, il divario di genere è stato colmato nell'indice Salute-Aspettativa di vita e Istruzione, mentre la Partecipazione economica e le Opportunità risultano ancora lontano da una piena parità di genere; lo è ancora di più nel contesto dell'empowerment politico.


 

Nel 2015, sono 1 miliardo e 75 milioni le donne che sono entrate a far parte della forza lavoro, rispetto al miliardo e mezzo presente nel 2006: nel corso di questi anni, il divario di genere economico è passato dal 56% al 59%. Questo significa che si potrà colmare pienamente questo gap solo 2133, fra 118 anni. 

Problemi permangono invece per quanto concerne il salario annuale che per le donne è solo pari all'importo che gli uomini guadagnavano dieci anni fa. L'impatto economico diretto di questo squilibrio è che stiamo perdendo grandi quantità di talenti della forza lavoro globale, elemento che a sua volta sta influenzando la nostra capacità di generare crescita sostenibile e posti di lavoro.

C'è un forte nesso tra la percezione di forte disuguaglianza salariale e la bassa partecipazione all'economia. In parole povere, anche l'impressione di un divario salariale di genere agisce come un disincentivo per le donne ad entrare o rientrare nel mondo del lavoro.

Mentre la percentuale di donne che si stanno iscrivendo all'università è maggiore degli uomini in 97 paesi, le donne costituiscono la maggioranza dei lavoratori qualificati in soli 68 paesi e la maggior parte dei leader in solo quattro. Capire come prevenire questa perdita di talento è al centro della sfida.

 

 

 

 

 

 

Il più grande progresso verso una piena parità di genere è avvenuto nel mondo politico, anche se qui, molto di più deve essere fatto. Tuttavia, interventi positivi come le quote, si sono rivelate efficaci. Come emerge dal grafico, il 50% dei paesi analizzati ha una donna come capo di Stato e il 18% dei ministri sono donne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Report completo a questo link 

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