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Donne, politiche pubbliche locali e crisi economica

I sindaci, nella loro funzione, hanno la possibilità di decidere in merito all’agenda politica: ma che differenze di gestione vi sono tra uomini e donne? Da uno studio realizzato da Alessandra Casarico, Paola Profeta e Salvatore Lattanzio, docenti dell’Università Bocconi di Milano, emerge che si comportano in maniera diversa nella loro funzione pubblica.

Questo è interessante da notare, secondo Alessandra Casarico, soprattutto se si considera che, in periodo di crisi, le risorse destinate alle politiche pubbliche si sono andate riducendo nel tempo e quindi sapere come i sindaci decidono di allocare queste risorse risulta molto importante.

Analizzando i dati relativi all’intervallo di tempo che va dal 200 al 2014, la percentuale di donne sindaco è aumentata significativamente; il livello di spesa procapite dei comuni non cambia tra uomini e donne in termini di livello. Ciò che è diverso è la composizione di questa spesa: le donne destinano più risorse all’istruzione pubblica, alla cultura e alla funzione denominata amministrazione-controllo. La maggiore destinazione di risorse, nell’ambito dell’istruzione pubblica, può essere considerato un possibile volano per ricominciare a crescere a seguito della crisi economica, ma anche per aumentare il tasso di occupazione femminile che negli ultimi dieci anni è rimasto fermo al 47%, come osserva Paola Profeta, mentre nel periodo precedente la crisi, cresceva.

Inoltre, dallo studio emerge come la scarsa rappresentanza femminile nei posti decisionali può avere conseguenze economiche di lungo periodo, mentre una maggiore presenza femminile ai vertici delle istituzioni non è solo «equa» ma può anche essere «efficiente» per l’economia.

 

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