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Giacomo Leopardi: da A Silvia a A se stesso

Guido Davico Bonino ripercorre la fase della vita di Giacomo Leopardi successiva al 1827, data che segna il soggiorno a Pisa e che coincide con la fine del cosiddetto "silenzio poetico". È questa la stagione dei Grandi Idilli, in cui il dolore, cifra costante di ogni esistenza umana, assurge a verità universale. L’estensione del pessimismo a ogni essere vivente coincide con la raggiunta consapevolezza che il male e il dolore non sono un portato della storia e dell`ineludibile conflitto tra ragione e natura, ma discendono dalla natura stessa, che non è più madre benigna e consolatrice, bensì matrigna crudele che si nutre dell’infelicità dell’uomo per sopravvivere. A se stesso, testamento spirituale, frutto di questo itinerario che è insieme poetico e filosofico, esce nel 1835, due anni prima della morte del poeta. Umberto Ceriani legge A Silvia, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell`Asia e A se stesso.

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