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 I Detective dell`Arte raccontati da Roberto Riccardi. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura

I Detective dell`Arte raccontati da Roberto Riccardi. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura

E’ il 6 febbraio del 1975. Tra mezzanotte e trenta e le tre e trenta spariscono dal Palazzo Ducale di Urbino tre dipinti. I capolavori portati via sono Gentildonna, un ritratto noto come La Muta, di Raffaello Sanzio, la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. Sono tra le opere più iconiche del Rinascimento italiano, con esse la città di Urbino rischia di perdere i simboli dell’epoca di massimo splendore, i tesori della corte di Federico da Montefeltro. E', ricorda Roberto Riccardi, autore del libro Detective dell’Arte, dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura (ed.Rizzoli), “il furto del secolo”. Il nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri ha sei anni di vita e per il caso di Urbino scende in campo Rodolfo Siviero, pioniere dei detective, figlio di un maresciallo dell’Arma. Infatti, “seguire per il mondo le tracce di un’opera trafugata”, commenta Riccardi, è un’incredibile avventura ma è al tempo stesso un arduo compito che richiede la competenza di autentici specialisti”. Dopo tredici mesi le tele vengono ritrovate in Sizzera, a Locarno e il 31 marzo 1976 rientrano al Palazzo Ducale di Urbino.

Nel cinquantenario della fondazione del Comado del TPC, istituito nel ’69, il volume di Riccardi passa in rassegna i casi più eclatanti seguiti da squadre abituate a lavorare sui grandi scenari internazionali utilizzando tecniche innovative. Tra le opere recuperate ci sono anche Il giardiniere di Van Gogh, il Cratere di Eufronio, la Triade capitolina, tre intere pareti di affreschi pompeiani, sequestrati in un immenso deposito nel porto di Ginevra nel 1995, e, per ricordare casi più recenti, diciassette dipinti trafugati nel Museo di Castelvecchio a Verona nel 2015 e ritrovati a Kiev l’anno successivo. Capolavori rubati, scomparsi, distrutti ma anche storie di falsi, come nel caso delle opere contraffatte di Modigliani, Picasso e di altri artisti del Novecento. Tutte storie “che non solo svelano il mondo sommerso dei tombaroli, dei furti su commissione e dei falsari di mestiere, ma rivelano anche le emozioni, i ricordi, gli aneddoti dei detective dell’arte, che hanno fatto del loro lavoro una passione senza confini”. Gli interventi del TPC, ripercorsi nella pagine di Roberto Riccardi, si estendono anche al salvataggio delle opere d’arte dopo il terremoto in Umbria del 2016 e alla presenza in Iraq per la protezione e il recupero dei beni archeologici dopo la Seconda guerra del Golfo. Un impegno costante sul territorio nazionale e internazionale per garantire risultati che vanno ben aldilà della cronaca giudiziaria e riguardano tutti noi perché ” il bene culturale non è solo memoria del passato: è capire la storia per progettare un futuro migliore”.

Roberto Riccardi nato a Bari, generale dei Carabinieri, è capo ufficio stampa del comando generale dell’Arma. Appassionato d’arte, giornalista e scrittore, ha diretto per diversi anni Il Carabiniere. Ha pubblicato saggi e romanzi; tra i più recenti, La firma del puparo (e/o 2015), Il prezzo della fedeltà. Storia di Giuseppe Giangrande (Mondadori 2016) e La notte della rabbia (Einaudi 2017). Si è aggiudicato, fra gli altri, i premi Acqui Storia, Tedeschi (annuale del Giallo Mondadori), Biblioteche di Roma, Piersanti Mattarella.

 

 

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