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Info.eco - I Residui Industriali

Con Ivan Bacchi approfondiamo il tema degli scarti industriali, dalla suddivisione tra rifiuti speciali e speciali pericolosi, al mercato illegale della loro gestione.

L’impronta ambientale delle attività industriali è misurata anche in base alla quantità dei rifiuti che si producono.
La normativa li definisce ‘rifiuti speciali’ e ‘rifiuti speciali pericolosi’ per la complessità delle tecniche di smaltimento e di riuso e per l’elevato rischio di danno ambientale in caso di gestione non sostenibile e criminosa.

In Italia nel 2006 sono stati prodotti circa 136 milioni di tonnellate di rifiuti speciali *(136,053 milioni di tonnellate) di cui circa 10 milioni tonnellate di rifiuti pericolosi *(10,561 milioni di tonnellate). Nei due anni successivi vi è stato un ulteriore incremento della produzione *(139 milioni di tonnellate di rifiuti speciali) *(11,291 milioni di tonnellate). Riassumendo, nel settore dei rifiuti speciali pericolosi in soli due anni si è registrato un aumento del 6,9%.

Il fattore di rischio legato ai rifiuti speciali è dovuto soprattutto alla gestione illegale del loro smaltimento: Legambiente ha stimato che con i soli rifiuti speciali scomparsi nel nulla nel 2006, otterremmo una montagna di rifiuti alta 3.000 metri per tre ettari di base.

 

Nel 2010 sono state sequestrate oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi gestiti illegalmente. Le indagini condotte negli ultimi dieci anni dalle Forze dell’Ordine hanno portato al sequestro di più di 13 milioni e 100 mila tonnellate di rifiuti: immaginate una strada di 1.123.512 tir, lunga più di 7 mila chilometri, più dell’intera rete autostradale italiana (ne misura 7.120).
Tutto questo per un volume di affari criminale stimato sui 43 miliardi di euro negli ultimi dieci anni, di cui 3,3 miliardi nel solo 2010.

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