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Insegnanti 2.0 - Insegnare nell`era digitale

A Lamezia Terme dal 31 maggio al 2 giugno si terrà il "Terzo Meeting Nazionale Docenti Virtuali e Insegnanti 2.0".

L'evento sarà trasmesso in streaming su Rai Cultura

 

Intervista al prof. Giuseppe Corsaro, fondatore del gruppo Facebook Insegnanti 2.0

 

Quando e come è nato il progetto Insegnanti 2.0?

“Più che un progetto è un inizio di ricerca quello che si è avviato ad ottobre 2012 con il gruppo Facebook “Insegnanti 2.0”. Intendevamo collaborare tra colleghi che avessero iniziato ad usare il digitale a scuola, e ritrovarci tutti insieme all’interno di un social ci è sembrato l’ambiente adatto. Il gruppo conta più di 15.000 iscritti che si interessano di didattica digitale”.

A che punto è la formazione dei docenti nell’uso del digitale nella didattica?

“Se parliamo dell’Italia ci sono degli enti come il MIUR o l’INDIRE che hanno previsto delle attività di formazione specifica sulla didattica digitale. L’INDIRE ha proposto più volte il DIDATEC (digital data technology), mentre il MIUR ha introdotto il piano LIM e il piano nazionale scuola digitale.

Ma non sono le uniche realtà. Per esempio il Trentino con l’IPRASE (Istituto Provinciale per la sperimentazione educativa) e l’Emilia Romagna con l’USR (Ufficio scolastico regionale) sono all’avanguardia nella formazione digitale del corpo insegnanti. L’Università di Genova invece è entrata a far parte del Consorzio Europeo EPICT (European Pedagogical licence) che è una sorta di patente nell’uso pedagogico delle tecnologie dell’informazione.

Molti di noi insegnanti si formano anche all’estero con dei corsi online per essere costantemente aggiornati. Nell’ultimo anno, ad esempio, l’Unione Europea ha creato lo European School Net Academy con sede a Bruxelles, una struttura che eroga dei corsi specifici di altissima qualità sull’uso del digitale a scuola”.

L’uso dei social network in classe da parte degli studenti divide gli insegnanti. C’è chi lo vorrebbe limitare e chi lo liberalizza, lei da che parte sta?

“Credo che un uso smodato o senza regole sia impossibile. Gli studenti devono essere accompagnati dall’insegnante nell’uso del digitale con direttive ben precise, ed il docente che osteggia l’uso dei social a scuola come ausilio alla didattica forse lo fa perché non padroneggia completamente lo strumento e teme che i ragazzi possano agire senza regole.

È una questione delicata perché l’uso dei social network a scuola riguarda dei minori. Oggi però ci sono delle valide alternative per gli insegnanti che vogliono utilizzare le potenzialità dei social media in un ambiente più sicuro. Ci sono delle applicazioni chiamate social learning, come ad esempio Fidenia, che ricreano l’ambiente social in modalità protetta e controllata dal docente”.

La scuola 2.0, e nello specifico il registro elettronico, fa sì che inevitabilmente si eserciti un forte controllo soprattutto da parte delle famiglie sugli studenti, cosa ne pensa a riguardo?

“Il registro elettronico a mio parere è una questione assolutamente burocratica e amministrativa e non è questo che intendo con Scuola 2.0. Non lo vedo comunque come uno strumento coercitivo, ma come un mezzo che migliora l’interazione tra scuola, famiglie e studenti.

Ad esempio sapere che compiti sono stati assegnati durante l’assenza di un alunno è sicuramente molto utile, così come sapere le assenze ed i ritardi dei propri figli può essere d’aiuto per un genitore”.

I giovani d’oggi vengono definiti “nativi digitali”, pensa che l’uso così diffuso della tecnologia sia dannoso per la crescita dei ragazzi?

“L’uso smodato della tecnologia da parte dei nostri alunni, così come dei nostri figli, può essere dannoso se non sono adeguatamente preparati ed educati ad usarla in maniera corretta.
La questione sulla privacy è di fondamentale importanza, è urgente una sensibilizzazione sull’educazione digitale che dovrebbe comunicare ai ragazzi che esiste altro oltre whatsApp e i social network.

Il digitale è un’ottima possibilità per migliorare l’apprendimento, può esser usato in maniera creativa ed efficace a scuola. Per fare ciò è necessaria anche una buona preparazione dell’insegnante che introduca il digitale in maniera mirata e non dispersiva”.
 

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