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Jami Attenberg: cibo, famiglia e altre ossessioni

In occasione del festival di Letteratura ebraica, è venuta a Roma la scrittrice americana Jami Attenberg di cui è stato da poco pubblicato in italiano I Middlestein (traduzione di Rosanella Volponi, La Giuntina).  Al centro del romanzo c’è una famiglia ebrea di Chicago devastata dalla pervicace volontà della madre di riempirsi di cibo, nonostante le sue precarie condizioni di salute. Il marito, Richard, getta la spugna e chiede il divorzio dopo trent’anni di matrimonio; i due figli, Robin e Benny, si dibattono tra il desiderio di intervenire in soccorso della madre e l’impossibilità pratica di farlo; la nuora, Rachelle, impone ai suoi familiari un regime durissimo di verdure che li deprime. Con Jami Attenberg abbiamo parlato di famiglie disfunzionali, del cibo come ossessione, dell’ebraismo visto da generazioni diverse, e infine della tecnica narrativa che le consente di illuminare non solo il presente dei suoi personaggi, ma anche ampi squarci di passato e futuro.  

 

Jami Attenberg, nata nel 1971, vive a Booklyn ed è autrice di quattro romanzi. Laureata alla John Hopkins University, collabora con riviste e giornali tra cui il New York Times, il Wall Street Journal e Nerve. I Middlestein è il suo primo romanzo pubblicato in Italia ed è stato scelto tra i finalisti del L.A. Times Book Prize, dopo esser stato tradotto in nove lingue. Il suo quinto libro, Saint Mazie, uscirà nelle librerie nel 2015.

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