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La crisi di Cuba: i sei giorni che sconvolsero il mondo

Come ci si sente a vivere per una settimana concretamente sull'orlo di una guerra termonucleare?

Parte da questa domanda il libro, appena uscito, dello storico e giornalista Leonardo Campus (dottore di ricerca in Storia Contemporanea dell'Università La Sapienza di Roma, già autore di studi sull'argomento pubblicati in Italia e all'estero). In quest'intervista egli spiega approccio e obiettivi del volume, dato alle stampe dopo oltre 7 anni di ricerche: dalla scelta del titolo, alla tipologia di fonti utilizzate per indagare la crisi dei missili di Cuba ed i suoi impatti internazionali.

Il 'braccio di ferro' atomico tra USA e URSS dell'ottobre 1962 fu un punto di svolta centrale della Guerra fredda e la più pericolosa crisi nucleare mai verificatasiI sei giorni che sconvolsero il mondo (questo il titolo del saggio, pubblicato da Le Monnier nella sua collana storica peer-reviewed) ne racconta sia lo svolgimento che le reazioni suscitate in contesti nazionali e culturali diversi. Basandosi su una vasta documentazione inedita (raccolta in archivi come quelli dei governi statunitense, italiano e britannico), il libro comincia a gettare luce su una serie di aspetti finora ignorati.

Quali furono le percezioni internazionali dello shock rappresentato da quella crisi? Come la raccontò la stampa all'opinione pubblica? Come reagirono il governo e la società di due Paesi come Stati Uniti e Italia? E che riflessioni suscitarono quegli eventi tra gli intellettuali dell'epoca, da Pasolini a Bob Dylan, da Montanelli a Stanley Kubrick, da Ferruccio Parri a Martin Luther King? 

E ancora, cosa ne dissero gli scienziati, trovandosi di fronte alla prospettiva concreta di un uso delle micidiali armi concepite sulla base delle loro scoperte? Che posizione assunsero religiosi e teologi di varie parti del mondo, da Giovanni XXIII al Patriarca di Mosca, dal teologo americano Reinhold Niebuhr a don Lorenzo Milani? Che riflessioni ne trassero politologi influenti come Hannah Arendt o Henry Kissinger?

Che ruolo ebbe nella crisi l'Italia, che tra l'altro ospitava in Puglia missili nucleari in grado di raggiungere e colpire l'Unione Sovietica? E infine, oggi che la Guerra fredda è finita, può ancora esserci utile lo studio di quest'evento, alla luce della situazione attuale?

Data la varietà e complessità di queste domande - precisa Campus - l'ambizione del libro non è stata quella di fornire già risposte del tutto esaustive, quanto quella di mostrare la ricchezza e rilevanza di tali quesiti, dando un contributo iniziale, anche in vista di studi futuri di altri storici.

L. CAMPUS, I sei giorni che sconvolsero il mondo. La crisi dei missili di Cuba e le sue percezioni internazionali (Le Monnier, 2014)

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