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La lunga strada delle Nazioni Unite

“Mantenere la pace e la sicurezza internazionale e, a questo fine, prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace”.

Così recita il primo articolo della Carta delle Nazioni Unite, l’organizzazione internazionale nata nel 1945 sulle ceneri della seconda guerra mondiale con il proposito di difendere la pace mondiale.

Un’organizzazione che la professoressa Silvia Salvatici racconta con Massimo Bernardini a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura.

Quello della pace è un obiettivo difficile da raggiungere nonostante il grande lavoro di mediazione dell'Onu.

Le 51 nazioni che presero parte alla prima conferenza cercavano un nuovo modo di fare politica sotto la guida di valori universali: la fraternità internazionale, l'affermazione del diritto di “eguale dignità di tutte le persone umane” nella società civile, nella politica e nell' economia, e quindi la ricerca di una maggiore uguaglianza tra i popoli.

Valori fondamentali, minati nella loro attuazione da quarant'anni di guerra fredda, dalla fine degli imperi coloniali e dai conflitti per l'indipendenza dei nuovi stati nascenti che entrano a far parte dell'Onu. Entrano così nell'agenda politica internazionale: la lotta al razzismo, l'aumento degli strumenti per lo sviluppo economico dei paesi poveri, la regolamentazione del commercio internazionale e la gestione delle emergenze umanitarie.

Cambiati gli equilibri nel mondo con la fine della guerra fredda, le Nazioni Unite hanno poi dovuto affrontare la rinascita dei nazionalismi e le conseguenti guerre etniche degli anni novanta. Oggi, sono 193 gli Stati nazionali che fanno parte dell'Onu.

L’organizzazione è messa a dura prova, ma resiste, spinta dalla necessità di un cambiamento nella sua formula costitutiva. 

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