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Lavorare all`estero: la mobilità come valore aggiunto (5° mossa)

La nostra casa si è allargata e oggi i suoi confini coincidono con il mondo intero. Questa è l’ottica reale delle nuove generazioni, sia nella vita, sia nel lavoro: il 51% degli italiani sotto i 40 anni è pronta a varcare la frontiera nazionale e andare all'estero per ragioni di lavoro. Almeno il 60% degli studenti è pronto a cogliere le opportunità in quest’ottica, basti pensare all'Erasmus, il programma di scambio dell'Unione Europea  e Paesi partner extraeuropei. Non si chiama emigrazione, si chiama “mobilità”, per accrescere le proprie competenze, esperienze e opportunità di lavoro, come ci illustra Giuseppe Biazzo, AD di Orienta SpA e autore, con Filippo Di Nardo, del libro "Nove mosse per il futuro", edito da GueriniNext.

Occorre tenere in considerazione anche che l'esperienza all'estero viene valutata positivamente nella selezione, come bagaglio notevole di esperienze, perché implementa le soft skill, elemento che permette di trovare lavoro più facilmente: Londra, in tal senso, è una delle mete preferite con più di 250mila cittadini italiani. Tra gli aspetti positivi della mobilità, vi è anche l'ampliamento della propria rete di relazioni che si sprovincializza e diventa transazionale. 

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