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Le Università per la Legalità: Università di Pisa

Il progetto, pratiche e azioni della legalità, realizzato Università di Pisa, in occasione dell'iniziativa "Università per la legalità", si propone di ricordare in una dimensione intima e partecipata, perché condivisa dalle persone, gli eventi più drammatici connessi alla crisi della legalità di cui è segnata la recente storia del nostro paese, dove spesso le mafie si sono sostituite agli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni e dai cittadini. L’intento è di contribuire a riempire questi spazi attraverso il coinvolgimento degli studenti e delle comunità locali, avvalendosi dello strumento di interpretazione dei fatti umani offerto dal diritto, ma coinvolgendo anche altre scienze sociali. Ci si propone infatti di utilizzare diversi linguaggi, quello artistico e quello giuridico, ponendo in essere azioni presupponenti una conformazione al paradigma normativo. La partecipazione dell’artista e sociologa, Anna Scalfi Eghenter, consentirà di coinvolgere gli studenti in più azioni negli spazi pubblici o comuni della città. Tali azioni saranno poi seguite da un dibattito, sotto forma di tavola rotonda, che permetta di riflettere sui profili giuridici emersi.

Anna Scalfi Eghenter ha risposto alla nostra chiamata così: «Essere invitata a lavorare con i ragazzi dà il privilegio di poter credere che la ricerca dalla quale si è animati abbia un senso condivisibile, fuori dai luoghi deputati all'arte, dentro una costruzione che si aggiorna di una sua possibile rigenerazione. Con i ragazzi di Urbino e ora a Pisa sta iniziando la fase sperimentale di una riflessione iniziata nel 2011 alla Kadist Art Foundation con un intervento sul fondamento giuridico della proprietà della terra e con il segnale di un permesso di fermarsi per ripensare le cose. Il frame dell'arte consente di avere accesso agli spazi della città legittimati da uno stato di eccezione in cui le regole possono essere osservate per immaginare ammissibili altre priorità di senso, ricavate dalla nudità di un contesto che le fa emergere spontaneamente. In questa prospettiva lo spazio quotidiano si rende laboratorio sperimentale dove poter rinegoziare il significato di ciò che accade, innestato attraverso interventi d'azione minimale e senza pubblico, in ascolto di un lavoro processuale aperto. Per orientarci negli spazi pubblici che ci sono dati, vengono censiti in una mappazione del loro grado di accessibilità, vincolo, sicurezza, durata, facendo registrare lo scollamento, tra le mappe istituzionali con le destinazioni d'uso e gli usi reali da destinare, da identificare nello stupore di poterli riconoscere.

Tra i luoghi svuotati delle antiche funzioni e le pratiche ancora senza luogo. Tra le bellezze estreme di quanto la storia ha risparmiato e la loro concezione rinnegata da un fuori norma in vigore. Un'azione sperimentale per testare la consistenza giuridica degli spazi pubblici, in un sopralluogo assistito da competenze interdisciplinari esperte, dovute, nell'urgenza di capire le procedure e i gesti. Per attivare di intenzioni gli spazi, informare il raggio della propria condotta legittima pur non attesa, consapevoli del valore dato ai posti nel pensarli, spazio che siamo noi a generare nel comportamento, a poterlo cambiare nelle regole. Un cenno che codifica il minimo grado di presenza reciproca come il grazie di un patto di civiltà».

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