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Libera Chiesa in Libero Stato

La “laicizzazione” dello Stato avviata nel Regno di Sardegna ai primordi del regime costituzionale, e proseguito nel nuovo Stato unitario: un percorso ricostruito dal professor Ernesto Galli della Loggia a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura condotto da Massimo Bernardini.

La questione della laicità nasce dalla concezione cavouriana, sintetizzata nella formula “Libera Chiesa in libero Stato”, che prevedeva il superamento degli antichi privilegi della Chiesa e la netta separazione tra quest’ultima e lo Stato. Con il Regno d’Italia, dopo il 1861, la legislazione ecclesiastica piemontese viene trasferita alle regioni annesse al nuovo Stato, provocando le ire del Pontefice e quelle delle gerarchie ecclesiastiche in parte spodestate.

Un disappunto che il pontefice Pio IX rende evidente con il “Sillabo” del 1864, in cui denuncia i mali del tempo e l’ondata anticlericale che ha investito la società italiana.

Ma è con breccia di Porta Pia, del settembre 1870, con l’annessione di Roma al Regno d’Italia, avvenuta poche settimane dopo, e con il definitivo abbattimento del potere temporale dei papi che si apre una nuova stagione di aspro conflitto, ulteriormente aggravata, prima dal trasferimento della Capitale da Firenze a Roma, poi dalla promulgazione della Legge delle Guarentigie, del maggio 1871, mai accettata dal Papa. 

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