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 L`Orestea di Eschilo per i novant`anni di Emanuele Severino

L`Orestea di Eschilo per i novant`anni di Emanuele Severino

 

Per i festeggiamenti in onore dei novant'anni di Emanuele Severino l’Associazione di Studi “Emanuele Severino” e il Centro Teatrale Bresciano, con il patrocinio del Comune di Brescia, hanno organizzato sabato 2 marzo al Teatro Sociale di Brescia, alle ore 10, una mattinata dedicata al filosofo bresciano, pensatore e intellettuale tra i più rilevanti del panorama italiano ed europeo:

Orestea / Al centro del vortice”.

L’evento, aperto alla cittadinanza, alle scuole e alle università, ha come fulcro di riflessione l’Orestea di Eschilo, che Severino tradusse nel 1985 per Rizzoli e che Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah utilizzarono per la storica messa in scena della trilogia eschilea nel 1986. Alla traduzione fece seguito Il giogo, il fondamentale saggio sulla figura e l’opera di Eschilo edito da Adelphi nel 1989.

Saluti istituzionali del Sindaco di Brescia Emilio Del Bono, della Presidente del Centro Teatrale Bresciano Camilla Baresani Varini e del prof. Vincenzo Milanesi, Presidente dell’Associazione e già Rettore dell’Università di Padova.

Interventi del prof. Giulio Goggi, docente di Filosofia teoretica, e di Ines Testoni, co-Vicepresidente dell’Associazione Severino.

A seguire la rappresentazione teatrale con un cast di 13 attori che interpretano alcuni dei passi più significativi della trilogia eschilea, selezionati dallo stesso Severino, tra cui alcuni grandi artisti della scena italiana come Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Federica Fracassi e Fausto Cabra, accompagnati da un coro di 9 giovani attrici e attori: Alessandro Bandini, Fabrizia Boffelli, Monica Ceccardi, Alessandro Mor, Marta Ossoli, Antonio Palazzo, Silvia Quarantini, Alessandro Quattro, Anna Scola. Regia di Andrea Chiodi.

Testimonianza della regista Andrée Ruth Shammah sul lavoro svolto negli anni con il grande filosofo, nel solco del sodalizio artistico avviato da Franco Parenti.

Conclusioni di Emanuele Severino.

La traduzione di Emanuele Severino di Orestea è stata pubblicata da Rizzoli nel 1985. Il filosofo ha poi approfondito lo studio di Eschilo in Il Giogo (Adelphi) e in molti altri saggi.

Dall’introduzione di Emanuele Severino

«[…] Ma l’estremo terrore spinge alla ricerca della salvezza, del rimedio, del farmaco. Nella storia dell’Occidente, ogni salvezza tenterà sempre di essere il rimedio a quel terrore, a quella minaccia – che sono questi, in cui noi stessi ci troviamo. Ma i più antichi pensatori greci – e quindi anche Eschilo – rimangono coloro che se per primi hanno evocato il culmine della minaccia, del terrore e del dolore, per primi hanno anche preparato il sommo riparo.

Il sommo riparo! I più antichi pensatori greci, e quindi anche Eschilo, lo nominano con molte parole, tra le quali c’è anche la parola ‘filosofia’. Eschilo non la pronuncia (ma è anche pressoché assente dal più antico linguaggio filosofico). Ma Eschilo guarda l’essenza della filosofia. Il sommo riparo è il pensiero non smentibile, il pensiero vero, che rivolgendosi al Tutto ne scorge il Fondo eterno, eternamente salvo dal niente, dalla nascita e dalla morte, alle quali sono sottoposte le cose del mondo. Questo Fondo del Tutto, che (dice Aristotele) è ‘sempre salvo’, ‘il dio’, ‘il divino’, ‘Zeus’. Nel primo canto, intorno all’ara il coro innalzerà l’inno a Zeus: «Zeus, chiunque egli sia, a lui mi rivolgo con questo nome». L’essenza di ciò che è stato chiamato ‘filosofia’ – e che Eschilo chiama ‘la piena sapienza’, ‘il culmine della sapienza’ – diviene in questo inno trasparente a se stessa.

Il sommo riparo è appunto questa essenza. «Dalla salute della mente sorge la felicità che è cara a tutti e che tutti intensamente ricercano…».

Il sommo riparo dal culmine dell’angoscia è la ‘verità’, la ‘salute della mente’. Non smentibile e non alterabile, la verità del Tutto è la Legge immutabile alla quale deve adeguarsi ogni evento. È la Previsione stabile e ferma che anticipa il senso di ogni cosa e lo trattiene anche quando le cose si annientano. Se il movimento dell’uscire e del ritornare nel niente è governato da una Legge immutabile, lo smarrimento della morte e l’imprevedibilità del futuro diventano sopportabili…].

 

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