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Mao Zedong, il grande balzo

In Cina, alla fine degli anni ’50, Mao Zedong si getta in un’impresa senza  precedenti. Dal 1949 è nata la Repubblica Popolare, sotto la guida del Partito Comunista, ma malgrado la riforma agraria, l’economia stenta a decollare.

Per trasformare radicalmente il paese e realizzare il suo ideale di comunismo, Mao stabilisce che il paese debba superare in 15 anni la produzione della Gran Bretagna e lancia la campagna del “Grande Balzo in avanti”.

Lo fu davvero? A “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura, Massimo Bernardini ne parla con il professor Giovanni Andornino. Il problema di fondo è che la Cina, in quegli anni, è ancora un paese arretrato e Mao ha a disposizione soltanto le braccia delle masse a lui fedeli. Così, tra l’inverno del 1957 e il 1961, il popolo cinese si ritrova immerso in una specie di incubo orwelliano, nel quale la fede politica vale più di qualsiasi preparazione scientifica e tecnica.

All’interno delle nuove comuni popolari, che raggruppano fino a 10.000 famiglie, quasi mezzo miliardo di cinesi lavora giorno e notte, agli “ordini” di quadri allineati alla politica di Mao, per quintuplicare la produzione agricola e quella dell’acciaio.

Tutto è in comune: dal cibo, agli attrezzi, all’educazione dei figli. Anche l’antico sapere contadino deve soccombere agli entusiasmi politici del Grande Balzo: un progetto folle che provocherà la morte per fame di 40 milioni di persone.

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