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Maria Falcone. Ricordo di un eroe solo

Ospite della trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa, Maria Falcone racconta il libro scritto con la giovane giornalista esperta di mafia Francesca Barra, Giovanni Falcone. Un eroe solo (Rizzoli).

Solo quando insinuarono che si prendeva troppa confidenza con Buscetta. Solo quando i diari di Chinnici, ucciso da poco tempo, furono utilizzati per gettare ombre sul suo operato. Solo quando fu costretto a «mettere i piedi sul sangue del mio amico più caro», Ninni Cassarà. Solo quando si scatenò il dibattito contro i «professionisti dell’antimafia». Solo quando, al pensionamento di Antonino Caponnetto, fu di fatto decretata la fine del pool antimafia in cui avevano lavorato lui e Borsellino. Solo quando era stimato negli Stati Uniti, molto meno in Italia. Solo quando qualcuno disse che l’attentato all’Addaura se l’era organizzato lui stesso. Solo quando l’amico Leoluca Orlando gli volse le spalle. Solo quando non faceva mai trapelare la paura, nemmeno ai familiari. E poi fu sempre solo perché rinunciò a una vita normale tanto da pensare addirittura di divorziare dall’adorata moglie Francesca pur di tutelarne l’incolumità. E infatti Francesca morì con lui.

Da vent’anni Maria Falcone si dedica a mantenere viva la memoria di suo fratello con un’intensa attività che serva a tutti, ma specialmente ai giovani, come esempio e modello di educazione alla legalità. "Gli studenti conoscono perfettamente l'opera di Giovanni - dice - una speranza per il futuro".

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