Seguici    
Accedi
 

Maria Pia Ammirati - Due mogli. 2 agosto 1980

Intervista alla scrittrice Maria Pia Ammirati sul suo nuovo romanzo Due mogli. 2 agosto 1980, pubblicato da Mondadori.

La trama - Il libro racconta la storia di due donne e delle loro famiglie nell’arco di una giornata, il 2 agosto del 1980, una data cruciale perché proprio quel giorno alle 10:25 scoppiò la bomba alla stazione di Bologna in cui morirono 85 persone, oltre 200 i feriti. La storia si svolge a partire dalla quotidianità delle due famiglie il cui cuore sono due donne diversissime, vicine di casa, ciascuna col suo mondo, le sue difficoltà e i suoi desideri ma anche profondamente legate l’una all’altra. Lo scoppio della bomba e un incidente fortuito che avviene nello stesso momento squarciano la quotidianità di queste due famiglie e segnano un tragico passaggio a seguito del quale nulla sarà più come prima. Ma c’è un terzo punto di vista nel libro, quello di Marina, raccontata dall'autrice usando la prima persona (il resto del romanzo è narrato in terza), vera superstite della immane tragedia del 2 agosto 1980, che Ammirati ha conosciuto e alla quale ha voluto dare voce con questo romanzo che, grazie a uno stile asciutto e mai retorico, restituisce al lettore la tragica autenticità dei fatti, priva di concessioni a facili pietismi, ma anche il delicato e complesso punto di vista di chi sopravvive.

 

Con Maria Pia Ammirati in questa intervista abbiamo parlato della storia e dei personaggi raccontati nel romanzo, delle due mogli e madri protagoniste, di tutte le molte storie che il libro intreccia tra personaggi immaginari e personaggi invece reali che hanno vissuto in prima persona la tragedia del 2 agosto 1980, del silenzio dei morti e della voce dei sopravvissuti, del rapporto tra finzione e realtà del romanzo e delle scelte stilistiche dell’autrice nel costruire il linguaggio della narrazione.

Riportiamo di seguito il testo dell’intervista.

 

Ci racconta di cosa parla il suo romanzo "Due Mogli. 2 agosto 1980"?

La storia è quella di due famiglie a confronto, ma chi emerge davvero e chi ho voluto far emergere sono le due madri, le due mogli del titolo, le due donne principali che in qualche maniera conducono il gioco in questa forma dialettica di osservazione l’una con l’altra. Le due mogli sono due donne completamente diverse, due vicine di casa, due quasi-amiche, o amiche, poi si vedrà nell’esplorazione di queste due figure normali, le due mogli sono infatti due mogli normali che però hanno anche delle eccezionalità, innanzitutto l’eccezionalità deriva da quello che succederà nella storia, ma anche dal fatto che tu ti rappresenti e prepari una vita normale e invece poi la storia ti definisce un’altra vita e il destino ti porta da altre parti. La cosa interessante che volevo mettere in evidenza era quella di osservare due donne di una certa generazione, una generazione di passaggio che non è la mia, che non è quella delle giovanissime, è la generazione delle nostre madri, una generazione di donne nate negli anni ’40 che negli anni ’80 sono ancora indefinite da molti punti di vista: il lavoro, il sesso, la maternità. Grandi temi che vengono affrontati da donne che non hanno fatto la rivoluzione sessuale, il femminismo, le lotte e che quindi sono in sostanza due casalinghe, o due donne pronte per altro.

 

In che modo la strage di Bologna si inserisce nella narrazione?

Il romanzo si svolge in una sola giornata, il 2 agosto 1980, che è stata ed è ancora una data fortissima che ha colpito il paese, ma che ha colpito le persone, ha colpito noi tutti, tutti quelli che il 2 agosto ‘80 facevano delle cose, erano in Italia, cominciavano le vacanze, studiavano. Io avevo allora 17 anni e mi ricordo bene quello che facevo quel giorno, è evidente che il 2 agosto abbia segnato le nostre esistenze. Ragionando intorno a questo principio, che la storia può colpirti in maniera definitiva, o in maniera decisa, cioè può darti un’indicazione di cesura, la rappresentazione, la storia è il grande scenario che sicuramente cambia le vite di alcuni, ma in realtà poi ci sono le vite di molti altri, quelle più piccole, le vite quotidiane che possono essere cambiate da altri eventi che non incidono sulla vita di tutti, che non incidono sulla storia, quindi i due sistemi si incrociano: la grande storia come scenario e le piccole storie di tutti noi, e in questo caso devo dire che il destino, il diavolo ci ha messo la coda: la storia di Augusto, che ammettiamo sia un personaggio secondario ma che invece per me è uno dei principali se non addirittura il principale dei protagonisti, perché il libro è cominciato con la narrazione di Augusto, in questo caso Augusto è vero, c’è una forma di citazione autobiografica in questo libro, e Augusto che fa l’incidente alle 10:25 quindi nello stesso momento in cui scoppia la bomba a Bologna e saltano in aria centinaia di persone, ecco: anche Augusto è vittima della storia, ma di una storia molto più piccola, microscopica, quindi in questo senso Augusto non conta nulla rispetto alla grande storia.

 

Che rapporto c'è nel romanzo tra realtà e finzione?

Il libro si muove in questa giornata ed è la fusione di due rapporti, realtà e finzione, e a un certo punto è anche difficile scindere i piani del racconto che rimandano alla realtà e quelli che rimandano alla fiction vera e propria. Marina però è un personaggio vero, è diventata anche una mia amica, è una donna meravigliosa ed è una delle superstiti della strage, che per anni non ha parlato, e che io ho rintracciato attraverso le varie letture che ho fatto di libri che hanno parlato tanto della strage, di documentari, insomma mi sono documentata e ho cercato di capire come fossero andate le cose, anche se poi questo libro non va nella cronaca, a me non interessata la cronaca, certo è stata molto esplorata, le inchieste sono state tante ma non sono entrata in quelle dinamiche. Ho trovato Marina sulla mia strada, mi sono incuriosita di Marina Gamberini, sono andata a cercarla a Bologna, ci siamo parlate a lungo, l’ho convinta a parlare perché Marina è una testimone superstite che ha vissuto e vive ancora il senso dell’inadeguatezza di essere rimasta in vita. Insomma l’ho convinta e Marina mi ha detto cose preziose, molto intime e preziose per questo libro, e non solo per questo libro, perché Marina propone e ripropone l’essere vittima ma in una maniera straordinaria come la testimonianza eterna di chi non c’è più, soprattutto le sue amiche, perché Marina è la più giovane di un gruppo di ragazze che lavoravano alla stazione di Bologna e quella mattina muoiono tutte, tranne Marina. Quindi il personaggio di Marina nel libro parla in prima persona, perché è differente dal resto della storia, perché se la parte della storia che non è autobiografica ma di pura finzione è raccontata in terza persona, la storia in prima persona è invece Marina, cioè la storia vera, quella anche pesante, la storia del piombo, la storia delle bombe, delle schegge, la storia di un mondo che salta e finisce all’improvviso.

 

Che tipo di lavoro ha svolto sul inguaggio e sullo stile narrativo?

Per quanto riguarda la scrittura vera propria, lo stile, il linguaggio, la lingua usata, io tendo a lavorare molto in post-produzione, come si dice in televisione, nel senso che da una prima scrittura molto più fluida, anche molto sporca, poi procedo con una lavorazione anche minuta. Ma per me questo libro è persino ancora sporco, nel senso che io potrei continuare all’infinito e non consegnerei mai un testo. La lingua per me è sempre uno scavo, è importante la singola parola, ogni parola ha un senso, spesso io parto da una parola sola, la parola deve suonare, deve essere espressiva, deve connotare e denotare, insomma la parola deve essere nuda e andare ad appiccicarsi alla pelle del racconto, quindi l’ossatura che è la lingua deve essere scarnificata, questo per me è importante. E poi indulgere nella retorica del pietismo, della compassione, no: la realtà è un’altra cosa, la realtà è dura e cruda e così io intendo rappresentarla, quindi la lingua e lo stile si devono conformare a questa mia idea di rappresentazione della realtà, del mondo e della vita dei miei personaggi.

 

Maria Pia Ammirati ha pubblicato I cani portano via le donne sole (Empiria, 2001), Un caldo pomeriggio d'estate (Edizioni Cadmo, 2005), Se tu fossi qui (Cairo, 2011, Premio Selezione Campiello), Le voci intorno (Cairo, 2012), La danza del mondo (Mondadori, 2013) e Fuori dall'harem (Edizioni San Paolo, 2016).

Vedi le altre puntate