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Massimo Cacciari. Fine dell`arte

 

Il filosofo Massimo Cacciari espone i punti fondamentali della lezione magistrale "La fine dell'arte", tenuta al Festival della Filosofia di Modena 2017.

L'idea della morte dell’arte, attribuita a Hegel, è stata  equivocata in infiniti modi. Hegel, in realtà, non parla mai propriamente di fine dell’arte, ma dell’ingresso in un’epoca in cui la rappresentazione artistica si fa così pregna di elementi concettuali da perdere ogni immediatezza, che era propria della tradizionale idea del bello, idea che invece si complica.

L’interesse per la rappresentazione artistica è carico di elementi intellettuali e l’arte così intellettualizzata perde il suo valore cultuale (di culto), diventando un fatto privato, legato alla soggettività dell’artista.

La fine dell’arte deve essere intesa pertanto solo come la fine della rappresentazione artistica tradizionale e della nascita di una nuova rappresentazione artistica, nella quale il primato è assunto dal concetto. La nostra epoca pertanto è segnata non dall’arte ma dalla rappresentazione intellettuale e il primato è diventato quello del sapere, filosofico e scientifico, primato che viene riconosciuto dall’arte stessa.

La fine dell’arte è l’idea della fine sia di ogni astratta autonomia del fare artistico, sia della pretesa del primato dell’arte, rispetto alla filosofia, che i romantici pretendevano.
L’arte continuerà a vivere in eterno come “arte pensante”, che deve dare a pensare il nuovo, come si vede nei grandi gesti avanguardistici dell’arte contemporanea, che è tutta una risposta alla sfida di Hegel.

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