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Nautilus - Il pericolo tsunami

In Italia li chiamiamo maremoti. Nel resto del mondo si usa invece il termine giapponese tsunami –da "tsu"=porto e "nami"=onda, per la caratteristica che hanno di produrre danni nei porti e lungo le coste-, ma sono la stessa cosa: onde che si generano per l’improvviso spostamento di una grande massa d’acqua e che, avvicinandosi alla costa, possono raggiungere altezze molto elevate e diventare devastanti.

In questa puntata si parlerà sia degli tsunami che dei nostri maremoti. Partiremo dalla descrizione scientifica di uno tsunami le cui onde, a  differenza delle comuni onde marine che spostano solo gli strati più superficiali d’acqua-, muovono l’acqua dal fondale alla superficie e sono molto più veloci.

Per mostrare come si forma uno tsunami ne creeremo uno in studio con una vasca fatta costruire appositamente. La maggior parte degli tsunami è generata da forti terremoti sottomarini e da eruzioni vulcaniche, quindi le aree dove ci sono più maremoti sono anche quelle dove c’è una più intensa attività geologica.

L’area più colpita è quella dell’Oceano Pacifico, dove si ha l’incontro tra placche continentali ed oceaniche.

In puntata vedremo quali sono stati gli tsunami più devastanti al mondo negli ultimi anni. Poi passeremo all’Italia che, dal 79 d.C. -l’anno dell’eruzione del Vesuvio che causò la distruzione di Ercolano e Pompei- ad oggi, è stata colpita da 72 maremoti: ne parleremo nella sede romana dell’INGV (Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia),  dove è nato il Centro Allerta Tsunami Nazionale.

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