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Nautilus - La mano robotica

Nella grotta El Castillo, in Spagna, sono state scoperte 45 impronte di mani in negativo. Sono le impronte di mani più antiche della storia dell’umanità che risalgono addirittura a 40.000 anni fa.

Nell’arte preistorica si ritrovano molte impronte di mani, forse il primo modo dell’uomo di affermare la propria ‘soggettività’. Poi è arrivata la scienza, grazie alla quale abbiamo scoperto che nella mano ci sono 27 segmenti ossei, 19 muscoli; 20 articolazioni, circa 17.000 unità tattili. La presa a pinza, tra tutti i modi di afferrare, è la più importante; è esclusiva della mano umana, ed è prevalentemente digitale: concorrono in questa funzione almeno due dita; opponendosi il pollice a uno, a due, a tre o a tutte le altre dita.

Tutto questo lo saprebbe fare anche un robot? Scopriamo cosa si cela dietro la complessità di una mano robotica. Parliamo di intelligenza della mano e di mano robotica con Antonio Bicchi dell'IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) di Genova e professore di Robotica all'Università di Pisa, che ci spiega la complessità della mano umano e in parallelo il funzionamento della "soft hand", la mano robotica dell'IIT, che avrà applicazioni in prostetica.

E poi, con un impianto giradischi amplificatore e casse (e LP) ci spiegherà come funziona il tatto, un senso molto dinamico che si dimentica rapidamente di cosa è avvenuto nel passato, privilegia il divenire sull'essere, sente le variazioni, sente le vibrazioni. E come il tatto verrà applicato alle mani robotiche.

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