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Nautilus - Scrittura di viaggio

Dopo aver parlato di letteratura, parleremo di scrittura di viaggio. Secondo Visentin “ha senso viaggiare anche se non si scrive un racconto. In questo caso però, la fase successiva al viaggio - quella della riflessione - è importante, perché capisci che un viaggio non è mai uguale ad un altro. Tutti hanno un durante, un grande viaggiatore ha un prima e un dopo”. Paolo Rumiz, che si definisce narrabondo, nel raccontare la sua esperienza dice che: “non sono capace di viaggiare e poi non scrivere, è una deformazione professionale. Mi preparo molto prima di un viaggio, ma mi piacerebbe partire verso una direzione che non conosco. La mia preparazione è maniacale, ma bisogna comunque essere pronto a prendere altre strade. Il viaggio non va forzato. La dimensione principale è il sogno; è difficile partire per un viaggio se non lo hai sognato. Bisogna saper immaginare che tipo di viaggio si vuole fare”. I nostri ospiti ci danno poi dei consigli su come scrivere un racconto di viaggio. Visentin focalizza l’attenzione sull’importanza dei dettagli, “non bisogna cercare necessariamente di raccontare tutto, un racconto di viaggio non è semplice cronologia, ma cercare di andare al cuore dell’esperienza”. Rumiz, invece, analizza il momento del ritorno, “fondamentale per ricapitolare le proprie certezze. Il ritorno è importante, è un momento che richiede silenzio. Oggi questo non è possibile, perché la modernità non lo consente, ma il ritorno dovrebbe essere un momento dolce”. I ragazzi di Intercultura racconteranno a Taddia dei diari delle loro esperienze, in che modo li hanno scritti, che importanza questi hanno avuto. Le fila della puntata saranno tratte da Rumiz, secondo cui “la grandezza del taccuino è inversamente proporzionale alla velocità del viaggio.”

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