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Nautilus - Sporcarsi le mani. Giornalismo militante

Nella terza puntata di Nautilus, Federico Taddia parlerà con i giornalisti che si “sporcano le mani”, per far emergere realtà poco  conosciute. Un maestro in questo, Corrado Formigli - due volte vincitore del Premio Ilaria Alpi – sosterrà come “l’inviato è il grado zero del giornalismo. Sporcarsi le mani significa cercare e verificare; oggi il web è un grande aiuto, ma non si può sostituire il contatto con la realtà. Il giornalismo, se fatto bene,  è alto artigianato, ma è importante scegliere persone e storie, conoscere tutte le fasi del processo di produzione”. Ancora Formigli, in collegamento da Roma, ci racconta che è centrale “il modo in cui si raccontano le cose. I poveri non facevano notizia, oggi non è più così perché con la crisi attuale questa è una condizione di molti”. Ancora sul tema della crisi economica, Formigli sostiene che questa oggi è “un format permanente, tanto che diventa sovversivo raccontare storie positive, storie di chi ce la fa”.

Nella stessa puntata, il giornalista e videomaker Daniel Tarozzi ci racconta del suo viaggio in camper “alla scoperta dell’Italia che cambia, spinto dalla sensazione che una parte di paese non era considerata dai media. Grazie a questa esperienza ho avuto conferma che la mia intuizione era giusta. Ho incontrato centinaia di realtà, persone che hanno avuto delle idee e le hanno realizzate. Ogni storia è un pezzo del mosaico, ma la vera bellezza è il mosaico intero. Se noi raccontiamo gli esempi virtuosi, la gente è spinta ad emularli per uscire dalla crisi. E in questo, il ruolo del giornalista è oggi fondamentale”. Sarà Grassi a chiosare sull’argomento: “Si fa giornalismo quando si racconta qualcun altro, si guarda da un altro punto di vista e si da’ voce ad altri”.

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