Seguici    
Accedi
 
 Neolaureati: i profili più ricercati dalle aziende

Neolaureati: i profili più ricercati dalle aziende

Quale tipologia di neolaureato cercano i grandi marchi?  A dare risposta è stata l’indagine “I neolaureati nel mondo del lavoro e nell’industria di marca – Canali di reclutamento, profili, esigenze delle imprese”, a cura del consorzio interuniversitario AlmaLaurea in collaborazione con Centromarca, Associazione Italiana dell’Industria di Marca. Scopo dell’indagine è esaminare, attraverso le opinioni espresse dai responsabili della selezione delpersonale di 256 aziende (industriali, dei servizi e del mondo agricolo) le strategie di reclutamento e i punti di forza e di debolezza riscontrati nei neolaureati. 

Le previsioni sugli inserimenti

Il 60% delle industrie prevede da 1 a 20 inserimenti di neolaureati nel biennio 2015-2016. L’11% oltre 50. Si tratta di aziende importanti in termini di dimensioni e/o quota di mercato, dove i giovani sono considerati risorse preziose per tenere alto il potenziale competitivo dell’industria e del prodotto di marca sui mercati italiano ed internazionale.
Nell’ultimo biennio sono stati inseriti da 5 a 20 neolaureati nel 23% delle aziende, con punte di oltre 50 nel 21%. La laurea di secondo livello (magistrale o a ciclo unico) è preferita dal 72,5% delle industrie di marca. Tra le aree disciplinari più rilevanti per i selezionatori emergono quelle economico-statistiche (77%) e ingegneria (74,5%).

I canali di ricerca

I più utilizzati sono i servizi di placement universitario e il sito internet aziendale, con quote che superano per ciascuno il 65%. Al terzo posto i servizi di selezione offerti da AlmaLaurea. I centri per l’impiego, come ClicLavoro (portale del ministero del Lavoro) e le inserzioni, hanno un peso meno rilevante. Da non sottovalutare il ricorso delle imprese a social network e social media, in particolare a LinkedIn, per la ricerca di personale neolaureato. 2 I canali di ricerca più usati dalle industrie di marca.


La rispondenza tra domanda e offerta


Conoscenza delle lingue, ambito di laurea, regolarità degli studi, competenze trasversali ed esperienze all’estero sono tra le caratteristiche più ricercate dalle industrie di marca. Non sempre però queste esigenze sono soddisfatte sul mercato del lavoro. 

-Le conoscenze linguistiche, per esempio, sono richieste nell’83% dei casi, ma sono ritrovate solo nel 58,5% dei neolaureati.

-Anche la regolarità degli studi lascia spesso a desiderare: è richiesta dal 74% dei responsabili della selezione, ma ritrovata solo nel 49% dei casi. Il mismatch più elevato si riscontra per la conoscenza del settore specifico di attività dell’azienda in cui si vorrebbe trovare occupazione: è richiesta dal 55% delle industrie, ma si riscontra solamente nel 13% dei candidati.

-Supera il 30% il gap per quanto riguarda le competenze trasversali, gli obiettivi e le ambizioni professionali, le esperienze di lavoro precedenti e le esperienze all’estero. In linea con le richieste del complesso delle aziende sono invece gli aspetti legati alle caratteristiche sociali e demografiche dei candidati (genere, reputazione online, diploma conseguito ecc).

-Positive anche le evidenze inerenti il tipo di laurea conseguito: è ai primi posti per quanto riguarda l’attenzione posta dalle aziende (77%) ed è ritrovato nel 70% dei casi a livello di candidature ricevute.

L’importanza di soft skills e competenze trasversali 

Tra le industrie di marca le soft skills ricoprono un ruolo rilevante. Nel dettaglio, risultano molto importanti la motivazione e l’impegno lavorativo, la capacità relazionale, la flessibilità e l’adattabilità, l’attitudine a conseguire obiettivi, il lavoro in gruppo, ma anche lo spirito di iniziativa e abilità nel problem solving. Scarso riscontro rivelano il livello di flessibilità/adattabilità dei candidati e la motivazione. Buona corrispondenza invece si ha per il lavoro in gruppo, per la capacità di gestire le informazioni e per l’apprendimento continuo.

 Quali criticità nel collegamento università-impresa?

I responsabili della selezione si sono espressi su varie problematiche, dichiarando un limitato orientamento pratico degli insegnamenti universitari (72%), scarsa attenzione al placement da parte delle università (38%), difficoltà nel comunicare ai laureati le reali richieste aziendali (36%). Tra le criticità da affrontare si segnalano: la promozione di una formazione universitaria più orientata alle esigenze aziendali (67%), lo svolgimento di un maggior numero di stage durante gli studi (56%), il project work in azienda (51%), in particolare tra le imprese di grandi dimensioni) e l’acquisizione esperienze pratiche utili ad un più rapido inserimento in azienda.

Il professore Francesco Ferrante, curatore scientifico delle indagini AlmaLaurea, rispetto ai dati emersi sottolinea “Il mancato incontro tra domanda e offerta di skill può essere dovuto a diverse cause; tra queste, oltre a percorsi formativi non adeguati, anche un’azione non efficace dei protagonisti del processo di selezione e di reclutamento, come per esempio gli intermediari del mercato del lavoro, che dovrebbero facilitare l’incontro tra le necessità aziendali e l’offerta di competenze da parte dei neolaureati. La qualità del processo di selezione e inserimento occupazionale dei neolaureati è però influenzato anche da caratteristiche aziendali come la dimensione e la struttura organizzativa interna delle imprese, in particolare per quanto riguarda la gestione delle risorse umane".

In una nota Almalaurea tiene a precisare che "tali informazioni sono estratte dal più ampio studio diffuso. L’analisi, pur non avendo la pretesa di rappresentare l'intero panorama del tessuto imprenditoriale nazionale, offre un quadro delle aspettative che emergono dal mondo delle imprese rispetto ai neolaureati".

Vedi le altre puntate