Seguici    
Accedi
 
 Orso d`oro a Berlino a Paolo e Vittorio Taviani

Orso d`oro a Berlino a Paolo e Vittorio Taviani

18 febbraio 2012. Berlino. Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta e un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare

Con queste parole Vittorio Taviani ha commentato la vittoria dell'Orso d'Oro alla 62ma edizione della Berlinale per il film Cesare deve morire.

Il film racconta la rappresentazione della tragedia di Shakespeare, dedicata a Giulio Cesare, messa in scena dai detenuti del carcere di Rebibbia a Roma.

La sinossi del film.
Teatro del carcere di Rebibbia. La rappresentazione di Giulio Cesare di Shakespeare ha fine fra gli applausi. Le luci si abbassano sugli attori tornati carcerati. Vengono scortati e chiusi nelle loro celle.
Sei mei prima Il direttore del carcere e il regista teatrale interno spiegano ai detenuti il nuovo progetto: Giulio Cesare.
Prima tappa: i provini.
Seconda tappa l’incontro col testo.
Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi.
Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella, dopo un giorno di prove. Ma chi è Giovanni che interpreta Cesare? Chi è Salvatore - Bruto? Per quale colpa sono stati condannati? Il film non lo nasconde.
Lo stupore e l’orgoglio per l’opera non sempre li liberano dall’esasperazione carceraria. Arrivano a scontrarsi l’uno con l’altro, mettendo in pericolo lo spettacolo. Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi.
Giulio Cesare torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere. È un successo. I detenuti tornano nelle celle.
Anche “Cassio”, uno dei protagonisti, uno dei più bravi. Sono molti anni che è entrato in carcere, ma stanotte la cella gli appare diversa, ostile. Resta immobile. Poi si volta, cerca l’occhio della macchina da presa.
Ci dice: “ da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”.

Vedi le altre puntate