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Porro: il tempo nel Medioevo

Pasquale Porro - docente di Storia della filosofia medievale all'Università La Sapienza - mostra come dalle diverse concezioni che si hanno sul tempo nel Medioevo emerga una sorta di ossessione per la caducità - per l'idea della fine come effetto dello scorrere ineluttabile del tempo - insieme alla sistematica sottomissione del tempo a ritmi religiosi.

Bisogna distinguere, però, tali concezioni da quella che è stata l'indagine filosofica sul tempo. Nel Medioevo l'idea dominante era quella proposta da Aristotele: il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il poi. Da ciò derivava che il tempo era essenzialmente una proprietà del movimento e che inoltre esso era numero "numerato", ossia la quantità successiva derivata dal movimento stesso. Si trattava quindi di una quantità continua (coincidente con il movimento) all'interno della quale un'anima poteva cogliere un prima e un poi.

Il problema di questa concezione riguardava l'essere sostanziale delle cose: se il tempo è movimento che cosa misura il permanere nel tempo di qualsiasi sostanza - ad esempio di "questo" uomo - in un determinato stato? Per supplire a tale difetto gli scolastici fecero ricorso all'ambito teologico, soprattutto all'angelologia, applicando al mondo sublunare dei tipi di temporalità immutabili.

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