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Profughi. La schiuma della terra

Profughi, persone senza diritti e cittadinanza che la filosofa Hanna Arendt, forte della sua esperienza, ha definito “La schiuma del mondo”.
Ogni anno 4 milioni di persone si trasformano in profughi, una condizione strettamente legata al concetto di perdita.

Oggi l’immaginario collettivo fa riferimento a uomini e donne che sbarcano sulle coste italiane in fuga da guerre e persecuzioni; ma quasi un secolo fa i profughi erano gli europei.

Siamo nel 1922 e Federico Nansen, primo presidente dell'Alto Commissario per i Rifugiati della Società delle Nazioni, crea il primo passaporto internazionale che riconosce lo status di apolide principalmente ai profughi della guerra civile in Russia. 

Ventitré anni dopo, nel 1945, con la fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa conosce il primo enorme spostamento di masse umane: sono almeno 10 milioni i profughi mossi dal conflitto.

I profughi, osserva Silvia Salvatici, esistono dai tempi di Mosè, ma la questione inizia ad essere riconosciuta in Europa e a diventare un problema a cavallo delle due guerre, solo quando le Nazioni si strutturano in grandi organizzazioni internazionali. 

Parleremo della storia dei grandi esodi internazionali e di quello istriano, nel 1947 all’indomani del trattato di pace. 

Cercheremo di comprendere chi sono i profughi di oggi che, fuggendo dai propri paesi d’origine e che ancora troppo spesso, a fatica,  ritrovano cittadinanza e diritti perduti.  

Il tempo e la storia: Profughi: la schiuma della terra

di Michela Guberti 

con Silvia Salvatici

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