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Quali teorie hanno ispirato Interstellar?

Amedeo Balbi, astrofisico Inaf, ci dice che sono principalmente quelle sulla gravità e lo spazio-tempo.
Durante il film, ad un certo punto gli astronauti vedono un fenomeno di curvatura dello spazio. E una delle cose che Einstein ha dimostrato è proprio che lo spazio non è rigido come si potrebbe pensare, ma elastico e si può dilatare, contrarre e curvare.

Un altro incredibile fenomeno descritto dalla relatività di Einstein e che vediamo rappresentato in Interstellar è che il tempo scorre sempre più lentamente dove il campo gravitazionale è più intenso, quindi in prossimità di una massa.
In un momento del film un gruppo di astronauti si trova su un pianeta che orbita nelle vicinanze di un buco nero. I buchi neri sono dei luoghi limite nell’universo in cui il fenomeno di curvatura dello spazio-tempo è massimo: lo spazio circostante è talmente curvo da creare una specie di pozzo senza fondo, da cui nulla può più uscire, neppure la luce e il tempo rallenta quasi fino a fermarsi. Quegli astronauti invecchiano molto meno dei compagni restati sull’astronave.

L’aspetto più fantascientifico di Interstellar è quello dei viaggi interstellari. Esistono infatti soluzioni delle equazioni di Einstein che mostrano come sia possibile solo teoricamente usare i buchi neri e la distorsione dello spazio per creare “ponti” che connettono regioni molto distanti dell’universo, come una sorta di scorciatoia. Sono i “ponti di Einstein-Rosen” o “wormhole”, buchi di verme.
Ma questa rimane ancora una possibilità solo teorica, per il momento non realizzabile.
Su questo aspetto continuiamo ad usare la fantasia...

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