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R.A.M. 4 puntata

R.A.M. di Alessandra Bisegna, Andrea Branchi, Massimo Gamba, Giuseppe Giannotti e Davide Savelli. 

Continua il viaggio di R.A.M il nuovo Magazine di Rai Storia sul Novecento. Le Ricerche inedite di storici italiani, gli Archivi pubblici e privati del nostro paese, la Memoria attraverso ricordi e testimonianze. RAM è aperto alle segnalazione degli abbonati, pronto a raccontare le storie, gli archivi privati, le testimonianze, che quotidianamente arrivano alla mail storia@rai.it e al portale di RaiStoria www.raistoria.rai.it
Raccontiamo assieme la storia del Novecento su un canale del Ventunesimo secolo: RaiStoria, la storia di noi tutti.

In questa puntata, ultimo appuntamento con MEJA - Guerre di confine. Il racconto della dolorosa guerra tra due popoli. Dal dramma dei deportati nei campi di concentramento, all’orrore delle foibe, all’esodo di decine di migliaia di profughi.  “Io credo che non si possa parlare di foibe senza parlare anche di cosa è accaduto prima, ma non si può neanche parlare di ciò che è accaduto prima come giustificazione delle foibe.” (OLIVA) 

Per la Rubrica “DISCORSI” – i discorsi che hanno segnato la storia, il celebre discorso di John Kennedy, in visita ufficiale a Berlino Est, a 22 mesi dalla costruzione del muro. « Duemila anni fa l'orgoglio più grande era poter dire civis Romanus. Oggi, nel mondo libero, l'orgoglio più grande è dire 'Ich bin ein Berliner.' Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole 'Ich bin ein Berliner!' » Kennedy intendeva comunicare alla città di Berlino la vicinanza del popolo americano in contrapposizione al sostegno che l’Unione Sovietica aveva dato alla Germania est nella costruzione del muro. E’ considerato uno dei migliori discorsi del Presidente Kennedy pronunciato in un momento celebre della guerra fredda.

LA PRIMA VOLTA che… Nel 1946 l'atollo di Bikini divenne un poligono nucleare americano, con l'Operazione Crossroads che misurò gli effetti di una bomba nucleare su una flotta in alto mare. Altri test continuarono fino al 1958, quando su Bikini vennero sperimentate le devastanti bombe nucleari all’idrogeno. Nel giro di dodici anni l'atollo di Bikini e il vicino atollo di Enewetak furono sottoposti a sessantasette esperimenti nucleari, inclusa la cosiddetta operazione Castle Bravo, nome in codice della Bomba all'idrogeno fatta esplodere a Bikini. Nel 1946, prima di condurre questi esperimenti la popolazione venne evacuata sull'atollo di Rongerikcon la promessa che sarebbe potuta ritornare alla fine dell'esperimento. Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, alcune persone originarie dell'arcipelago vi fecero ritorno, partendo da Kili. Furono però allontanate a causa della elevata radioattività. Dal 1997 l'atollo è stato dichiarato nuovamente abitabile, ma attualmente le isole rimangono disabitate. Gli abitanti hanno mosso causa infruttuosamente agli Stati Uniti per essere risarciti . Ram racconta la prima volta che l’uomo fa ritorno nell’arcipelago di Bikini dopo i 23 test nucleari iniziati il 1 Luglio del 1946. E’ il Luglio del 1971 e, a 25 anni di distanza dai test nucleari che cancellarono da quelle isole ogni forma di vita, una troupe televisiva italiana fa ritorno sull’atollo. 

Continua il racconto della Storia d’Italia con le vignette satiriche della rivista il MARC’AURELIO, illustrate da Fabiana de Bellis, nipote di Vito de Bellis, fondatore del Marc’Aurelio. In questa puntata, le vignette satiriche del Marc’Aurelio capovolgono l’idea di donna diffusa dal fascismo. Da ‘angelo del focolare’ a donna provocante ed emancipata.

Per la rubrica PROTAGINISTI DEL XX SECOLO Sergio Zavoli incontra Werner Von Brown il grande scienziato che lavorò per Adolf Hitler, alla fine della guerra si consegnò agli americani e divenne il capostipite del programma spaziale Usa. E’ il 1965 e lo scienziato aeronautico sta lavorando al Saturn 5 il razzo destinato, 4 anni dopo, a portare l’apollo 11 sulla luna.

Per la serie RICERCHE Un’altra storia di ricerca con Harry Shindler il 91enne veterano inglese che ha partecipato allo sbarco di Anzio, è rimasto in Italia e da decenni sfrutta le sue conoscenze in Inghilterra per rintracciare militari alleati, partigiani o comuni cittadini che si sono distinti in interventi privati di cui i protagonisti italiani (o i loro ) cercano da anni una testimonianza diretta.  Shindler lavora in collaborazione con lo storico Marco Patucchi. In questa puntata, a presentarsi a Shindler è Gioia Gordon. Cerca tracce di suo zio Peter James Dilley un ragazzino scomparso durante la guerra e di cui lei e il padre non hanno mai avuto notizie. Shindler scopre che Dilley era diventato, col tempo, “Senior Ordinary Seaman”, aveva ottenuto quattro medaglie per difficili missioni nei mari del Nord. Era poi finito in Egitto, dove, da fine giugno del 1943, si preparava a prendere parte al primo grande sbarco alleato sul continente europeo: lo sbarco in Sicilia. Il 6 luglio del 1943 la Fort Pelly salpa da Alessandria d’Egitto per la Sicilia con il suo carico di esplosivi e munizioni. In sala macchine c’era proprio lui, Peter James Dilley...

Per la serie ATTUALITA’ – A 2 anni dalla strage di Utoya- Ram ha intervistato lo scrittore Luca Mariani autore del libro “Il silenzio degli innocenti” , l’Ambasciatore norvegese in Italia Bjorn Grydeland e un lettore norvegese dell’Università “La Sapienza”. Attraverso documenti filmati ripercorriamo quel terribile giorno e riascoltiamo le voci dei testimoni. Le dichiarazioni degli intervistati ci daranno una lettura ad oggi della strage. “ … noi, come ha detto il nostro Primo Ministro Stoltenberg, abbiamo preso una posizione molto forte contro le sue idee. E sono fortunato nel poter dire che due anni dopo, non troviamo forti gruppi o movimenti nella società norvegese con le idee di Breivik. E questo nonostante si sia fatto un normale pubblico processo coperto dai media ogni giorno e venivano fuori le idee speciali di Breivik. Noi non vediamo che queste idee siano cresciute…  non abbiamo visto nessun segnale di cambiamento della società norvegese a due anni dagli avvenimenti di Utoya. Noi vogliamo essere una società aperta, trasparente e riporto quello che il ns primo ministro ha detto, e cioè che dobbiamo opporci a questi estremismi con maggiore democrazia, più trasparenza, più attività politica. Vorrei coglier questa opportunità per ringraziare gli italiani. Due anni fa abbiamo ricevuto molto supporto da tutta l’Italia: lettere, email e telefonate. La gente ci è stata molto vicino. ..” ( Ambasciatore Bjorn Grydeland). 

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