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Silvio Perrella. Giuseppe Pontiggia e la possibilità del bene

Silvio Perrella, intervistato all'Istituto per gli Studi FIlosofici di Napoli, parla dello scrittore Giuseppe Pontiggia (Como, 1934 – Milano, 2003). Nel suo ultimo libro “Nati due volte”, nel quale racconta la storia del figlio con difficoltà deambulatorie, è come se Pontiggia dicesse che tutti noi abbiamo una seconda nascita, una nascita culturale successiva a quella biologica, che ci mette alla prova offrendoci una seconda possibilità. Una delle idee di quel romanzo è quella della possibilità del bene: pur essendo consapevole della forza del male, che è narrativamente più fecondo, Pontiggia prova a raccontare il bene. Una sorta di umanesimo tragico che fa della fragilità, in maniera leopardiana, la sua forza. Secondo  Perrella, l'opera di Pontiggia può essere messa in relazione con quella di Edward Said, che nel suo ultimo libro, “Umanesimo e critica democratica”, parla di umanesimo tragico, intendendo quel modo di conoscere che è vichianamente consapevole del fatto che noi siamo, in quanto possessori di un corpo, sempre nell’equivoco conoscitivo: il nostro corpo opacizza la conoscenza, perché ogni percezione è tradotta dalla presenza del corpo. Si tratta di qualcosa che dovrebbe limitarci, e che effettivamente ci limita, ma che è anche allo stesso tempo indispensabile per permetterci vere relazioni conoscitive.
 

Silvio Perrella è nato a Palermo nel 1959. Da molti anni ha scelto di vivere a Napoli. Comincia come lettore di libri altrui (Calvino, 1999; Fino a Salgareda, 2003; Opere di Raffaele La Capria, 2014) e nel tempo trasforma la sua lettura-scrittura in una narrazione dello spazio urbano e dei sentimenti che lo abitano (Giùnapoli, 2006; L’Aleph di Napoli, 2013; L’alfabeto del mare, 2014; In fondo al mondo, 2014). I suoi viaggi nel lontano sono raccolti nell’ebook intitolato Le parole a piedi (2014).

 

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