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Stato della ricerca scientifica in Italia

Luci e ombre. Lo stato della ricerca in Italia che emerge dall’indagine del 2012 della Commissione cultura della Camera evidenzia aspetti incoraggianti uniti ad antichi problemi. A fronte di un’ottima capacità di portare a termine i progetti di ricerca, il nemico da abbattere resta quello di sempre: la burocrazia. Dopo undici mesi di indagine conoscitiva presso università, imprese e giovani, la fotografia è quella di un Paese in grado di formare eccellenti ricercatori, che spesso sono tuttavia costretti a imboccare la strada per l’estero a causa dei pochi investimenti. L’Italia investe infatti in ricerca solo l’1,1 per cento del pil, rispetto al 2 per cento della media europea, e non riesce neanche a investire tutti i fondi assegnati dal programma quadro dell’Unione europea. Il mondo accademico e delle imprese chiede al governo di rendere stabile il credito d’imposta per favorire la ricerca e consentire in questo modo una programmazione a lungo termine dei progetti. Una richiesta condivisa in modo trasversale dai partiti, come confermato da Manuela Ghizzoni (Pd) e Antonio Palmieri (Pdl) della Commissione cultura. Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo annuncia un piano nazionale per la ricerca 2013–2014 e un decreto legge sul dottorato che permetterà ai ricercatori di lavorare congiuntamente all’università e in un ente di ricerca.

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