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Sweet home Chicago

“Ho sempre avuto una passione per l’applicazione dei metodi della chimica allo studio dei beni culturali e delle opere d’arte, di cui sicuramente non c’è mancanza nel nostro bellissimo Paese.” Francesca Casadio vive a Chicago da una decina d’anni. Dopo un dottorato di ricerca in Chimica analitica presso l’università di Milano, ha ottenuto una borsa di studio al J. Paul Getty Museum di Los Angeles. Trascorso un anno nella city of angels, è tornata in Italia per lavorare in un cantiere sul Duomo di Milano. “Una bellissima esperienza” rivela, che tuttavia non l’ha indotta a restare in Italia. “La motivazione a trasferirmi negli Stati Uniti è stata una prospettiva di precariato abbastanza lungo all’interno del Consiglio nazionale delle ricerche, dove io avevo un contratto di ricerca.” Il treno per gli States, del resto, le si è presentato sotto forma di un’offerta irrinunciabile: “l’opportunità veramente unica” di aprire un proprio laboratorio all’Art institute of Chicago. E questo prima ancora di aver compiuto 30 anni! Ma com’è la vita in una metropoli americana? “Chicago è sicuramente una bella città. È bruciata completamente alla fine dell’800 e quindi molti architetti famosi hanno costruito bellissimi grattacieli. Inoltre, spiega, “ha aspetti di vivibilità più marcati di altre città degli Stati Uniti come Houston o Atlanta dove non c’è la metropolitana e dove il centro non è assolutamente abitato.” A qualcosa, tuttavia, si deve rinunciare. “Sicuramente, rispetto alle nostre città, mancano le dimensioni più di quartiere, manca la bellezza di qualsiasi città italiana. Che sia piccola o sia grande, c’è sempre la chiesa, il monumento, la bella piazzetta, il bel locale, che qui sicuramente mancano.” In compenso, aggiunge, “gli americani hanno semplificato tutte le modalità di vita. Qui è molto facile trasferirsi, comprare o affittare casa. In un giorno uno ha tutte le utenze allacciate su internet o al telefono e quindi la vita è molto semplice.” La praticità e la facilità del vivere quotidiano a discapito dello stile e della bellezza, insomma. Senza contare che nel 2012  “è anche più facile fare l’emigrante” conclude Casadio, “perché con skype, con i voli economici, eccetera, non è che si va più via con la valigia di cartone e si scrive una lettera a casa ogni sei mesi...”

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