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Tienanmen

Un uomo solo davanti a un carro armato. Un’immagine simbolo del ventesimo secolo e di un anno, il 1989, che vide anche il crollo del Muro di Berlino. La rivolta degli studenti cinesi e i fatti di piazza Tienanmen, a Pechino, raccontata dal professor Giovanni Andornino, politologo e docente di Relazioni Internazionali all’Università di Torino.

Quella di piazza Tienanmen è una storia breve quanto drammatica: tutto accade in un mese e mezzo. Il 22 aprile 1989, decine di migliaia di studenti scendono in piazza per i funerali di Hu Yaobang, il leader destituito nel 1987, dopo essere stato l’artefice delle riforme promosse da Deng Xiaoping. Tentano anche di consegnare al governo una petizione in cui chiedono, tra l’altro, la democrazia. Da lì non si muovono più, iniziando anche uno sciopero della fame. Fino alla notte tra il 3 e il 4 giugno, quando interviene l’esercito e comincia la repressione. Immagini che fanno il giro del mondo e alle quali i Paesi occidentali rispondono “congelando” i rapporti con la Cina.

Ma, intanto, il movimento studentesco – che pure aveva avuto qualche appoggio anche all’interno del Partito Comunista Cinese e il sostegno di altri strati della popolazione – è stroncato: legge marziale, arresti, censura e un periodo di “chiusura” al mondo che durerà tre anni.

Tian'anmen
Giovanni Andornino
Michela Guberti

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