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Togliatti

“Togliatti era un duro, credeva che il comunismo incarnasse la verità della storia, al di là dei dettagli. Peccato che i dettagli fossero le persone e i popoli”, racconta il prof. Agostino Giovagnoli. 

Un viaggio alla scoperta dell’uomo che negli anni dell’esilio moscovita si faceva chiamare Ercole Ercoli e che sarebbe diventato - per i “compagni” - “Il Migliore”, l’uomo capace di far diventare il Partito Comunista Italiano una delle più grandi organizzazioni di massa del dopoguerra.

In primo piano, il Togliatti dell’esilio moscovita dal 1926, della rifondazione del Partito Comunista, ma anche il Togliatti dell’appoggio al Governo De Gasperi e del dialogo con i cattolici.

Una breve stagione, quest’ultima: la rottura con la Dc si consuma nelle elezioni del 1948 da cui il Pci esce sconfitto. È anche l’anno dell’attentato a Togliatti e del suo appello al popolo per evitare un’insurrezione.

“Se Togliatti fosse morto nell’attentato – dice il professor Giovagnoli - ci sarebbe stata l’insurrezione. Togliatti è lucidissimo dopo l’attentato, sa quanto è pericoloso il momento: nel 1948 giravano ancora tante armi. Ci sarebbe stata una guerra civile, che i comunisti avrebbero perso, a costi umani altissimi”.

Si prosegue alla scoperta di un uomo che da una parte continua a battersi per la Costituzione, la democrazia e il dialogo con il mondo cattolico e, dall’altra, appoggia i sovietici anche quando i loro cari armati entrano a Budapest.

“Togliatti – conclude Giovagnoli - era un realista, si adattava alle situazioni e conosceva i rapporti di forza, ma non era un cinico. Rimarrà comunque un nostalgico di Stalin”.

Togliatti
Agostino Giovagnoli
Giancarlo Mancini

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