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Tullio De Mauro: Per Dante

Per celebrare Dante il grande linguista Tullio De Mauro recita ai microfoni di Rai Letteratura – tutto a memoria e non senza un velo di commozione – la lingua d’ Adamo, dal XXVI canto del Paradiso.

 

Tullio de Mauro ci ha insegnato ad amare così la lingua italiana, un idioma sempre più teso verso la sponda europea, ma mai dimentico delle presenze di minoranza. Ci ha fatto conoscere de Saussure e Wittgenstein, ci ha smaliziati nell’uso delle prime tecnologie al servizio della lingua e del testo letterario, ha aperto le nostre menti a una scienza linguistica mai separata dall’umanità, dalla rotondità della storia.

Nel suo piccolo e utilissimo libro, pubblicato circa due anni fa, In Europa son già 103, il Professore aveva affrontato con grande modernità la questione della lingua in chiave di democrazia, perché, come ci ha insegnato a pensare quando lo ascoltavamo all’università, una lingua è innanzitutto un fatto politico, è la koinè che dà sostanza alla polis, il primo strumento della conoscenza e della comunicazione, cioè dell’integrazione.

Tullio De Mauro ha fatto moltissimo per la nostra cultura, per la scuola, e anche per la televisione con la quale ha avuto lunghe e fruttuose collaborazioni. Ha fatto molto per i giovani che temeva perdessero punti di riferimento con il crescere del disagio e delle incertezze sociali; ha fatto molto per saldare il passato, la tradizione, a un’idea di costruzione del futuro che ci ha insegnato a coltivare come lui, già ottantenne, coltivava ancora la lezione di Dante. Con amore e continuo intelligente stupore. Ci mancherà.

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