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Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri (Asti, 16 gennaio 1749 - Firenze, 8 ottobre 1803). Di nobile famiglia, dotato di una buona conoscenza del francese, ma di una scarsa padronanza dell`italiano, studia da autodidatta l`italiano stesso, il latino e il greco.
La produzione alfierana più nota consiste nelle sue tragedie, che fanno dell'astigiano (insieme al Goldoni delle commedie) l'autore teatrale per eccellenza del Settecento italiano. Le Rime, pubblicate postume nel 1804, sono la raccolta più intimistica del Settecento, "un diario in pubblico", in cui Alfieri esprime irrequietezza, fierezza, malinconia, rifiuto per la tirannide, trasporto amoroso per la compagna Luisa Stolberg d`Albany.
Guido Davico Bonino traccia una rapida sintesi della formazione del poeta e tragediografo, mentre Umberto Ceriani legge i sonetti: "Sublime specchio di veraci detti", "Grecia", "Al ciglio", "Alle forme", "Al canto", "Al brio", "Fido, destriero mansueto e ardente", "Solo, fra i mesti miei pensieri in riva", "Malinconia dolcissima, che ognora", "Mesto son sempre; ed il pianto e la noja", "Due fere donne, anzi due furie atroci", "Tacito orror di solitaria selva", "Tutto è neve d`intorno: e l`Alpi, e i colli", "Bieca o Morte, minacci? e in atto orrenda".

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