Seguici    
Accedi
 

Wlodek Goldkorn: giocavamo ad Auschwitz

Cresciuto nella residuale comunità ebraica e comunista della Polonia del dopoguerra, Wlodek Goldkorn vive l’infanzia a poca distanza dai campi dove sono stati sterminati molti dei suoi parenti. E il male non è dietro le spalle: i polacchi che hanno venduto gli ebrei ai loro aguzzini non sono teneri con i sopravvissuti e quando non organizzano pogrom (come quello terribile di Kielce nel 1946), li buttano giù dai tram, li ostracizzano a scuola. I genitori di Wlodek provano a rifarsi una vita prima nella loro città, Katowice, poi a Varsavia, ma di fronte all’antisemitismo del regime sono costretti a ripiegare su Israele. Lui li segue, ma non condividendo la politica israeliana nei confronti degli arabi, lascia il paese, finendo per approdare in Italia: “Pensai che se ero condannato a non avere una casa, avrei vissuto nel paese più bello del mondo”. Da nonno, da giornalista di lungo corso, Goldkorn scrive un libro sulla necessità di una memoria vigile, da usare “per fare scandalo” e il viaggio che compie nel suo luogo natale e in diversi campi di sterminio è l’occasione per un inventario dei crimini e delle loro modalità. 

 

Abbiamo incontrato Wlodek Golkorn a Mantova, in occasione del Festivaletteratura nella splendida cornice di Palazzo Castiglioni.

 

Wlodek Goldkorn, giornalista di origini polacche, è responsabile del settore cultura del settimanale "l'Espresso", periodico per cui ha lavorato prima come corrispondente da New York. Nel 1968 si trasferisce a Firenze, dove vive tuttora. Negli anni Ottanta del XX secolo ha fondato e diretto "L'ottavo giorno" e "L'Europa ritrovata", riviste dedicate alla storia e alla cultura dell'Europa centrale e orientale. È coautore con Rudi Assuntino del libro Il Guardiano. Marek Edelman racconta (1998) e con Livi Bacci Massimo e Martini Mauro di Civiltà dell'Europa Orientale e del Mediterraneo (2001). Nel 2006 ha pubblicato La scelta di Abramo. Identità ebraiche e postmodernità". 

Vedi le altre puntate