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Zeruya Shalev: in nome dell`amore

Grande narratrice di conflitti familiari, l’israeliana Zeruyha Shalev torna al romanzo con Quel che resta della vita, pubblicato in italiano da Feltrinelli nella traduzione di Elena Loewenthal. La malattia dell’anziana Hemda, e la sua prossima fine, scatenano una crisi profonda nei due figli, Dina e Avner. A quarantasei anni, Dina è divorata dal desiderio di adottare un bambino e non si ferma neppure di fronte all’opposizione della figlia e del marito. Avner assiste in ospedale allo straziante addio di una coppia e da allora non riesce più a riconoscersi nel suo matrimonio, nella famiglia che si è costruito. Cresciuta in un kibbutz, con un padre esigente e una madre sempre in missione, Hemda è stata una madre pesante e sbilanciata affettivamente. Solo ora che è in uno stato di semi incoscienza, raccoglie intorno a se' i suoi, riesce a dar loro la forza di affrontare il cambiamento. In quest’intervista, Elena Loewenthal si sofferma sui temi di questo romanzo intergenerazionale (dalla malattia al kibbutz alla maternità), sul rapporto di amore e odio di Zeruya Shalev verso Israele e sullo stream of consciousness tipico del suo stile letterario. “E’ un libro che mi ha arricchito molto nel corso della traduzione, ho sviluppato una grande partecipazione emotiva nei confronti dei personaggi, ma non posso dire che sia stato facile”, questa la conclusione della Loewenthal.

Zeruya Shalev è nata in un kibbutz nel 1959. Ha svolto studi sulla Bibbia e sulla Sacra Scrittura. Ha pubblicato poesie e romanzi. Per Una relazione intima, che ha scalato i vertici delle classifiche in Israele, è stata insignita del Golden Book Prize dell'Unione dei editori israeliani e dell'Ashman Prize. Nel 2004 è rimasta coinvolta in un attentato suicida a Gerusalemme.

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