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Americani a Parigi, Lost Generation

Nel 1928 il compositore americano George Gershwin arriva a Parigi. Vuole prendere lezioni da quello che considera il suo maestro, Maurice Ravel. Ma l’autore del “Bolero” si rifiuta di dargli lezioni, con questa motivazione: “Perché volete diventare un Ravel di seconda mano, quando siete già un Gershwin di prim'ordine?” Quello di Ravel è un riconoscimento: la musica americana è diventata adulta, non ha più nulla da imparare da quella europea. Pagine di musica, letteratura e storia ripercorse dal professor Lucio Villari con Michela Ponzani a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 25 gennaio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.

Nei mesi parigini, Gershwin compone “Un americano a Parigi”. Il jazz si incontra con la musica sinfonica e nasce una musica “classica” americana. Sempre a Parigi, negli stessi anni, Hemingway e Scott Fitzgerald creano la nuova narrativa americana. Il primo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, l’autore de “Il grande Gatsby”, si intitola “This side of paradise”. Per i giovani scrittori americani l’altra parte del Paradiso è l’Europa e Parigi la sua capitale. “Festa mobile” è il titolo che invece Hemingway darà alle sue memorie parigine. Ma a Parigi Hemingway e Fitzgerald non sono soli, con loro ci sono altri giovani scrittori americani in cerca di fama e cultura: John Dos Passos, William Faulfner, Henry Miller. La chiameranno “Lost generation”, la generazione perduta.

 

LIBRO: “Miles e Juliette, una storia d'amore a ritmo di jazz” di Walter Mauro (Giulio Perrone Editore Roma)

LUOGO: Parigi

FILM: “Midnight in Paris” di Woody Allen 2011

Americani a Parigi, Lost Generation

con il prof. Lucio Villari

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