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"Non è mai troppo tardi": la rivoluzione di Manzi su Rai1

 Non è mai troppo tardi: la rivoluzione di Manzi su Rai1

"“Manzi? Un rivoluzionario, quasi un supereroe”.

A dirlo è Claudio Santamaria, nel corso della conferenza stampa di presentazione della fiction “Non è mai troppo tardi”, diretta da Giacomo Campiotti (già regista di “Braccialetti rossi”) in onda su Rai1 il 24 e 25 febbraio.

Sarà proprio Santamaria a vestire i panni del maestro Alberto Manzi, il conduttore dello storico programma di alfabetizzazione della Rai “Non è mai troppo tardi”(1960 – 1968).

La trasmissione nacque dalla collaborazione tra la Rai e il Ministero della Pubblica istruzione, per consentire agli adulti analfabeti di conseguire la licenza elementare. Bisognava trovare qualcuno adatto a condurlo.
La scelta cadde su Manzi, maestro elementare e scrittore schivo, che incontrò la televisione guardingo ma sempre generoso, come con i suoi piccoli studenti.


Si racconta che al provino non volle il copione, ma fogli e carboncini, gli stessi che poi avrebbe usato sulla “sua” lavagna, quella con cui tenne le “lezioni elettroniche” che insegnarono a leggere e a scrivere ad un milione e mezzo di italiani.

La Rai per “Non è mai troppo tardi” aveva organizzato 2000 punti d’ascolto negli oratori, nelle Case della cultura, nei bar. Si dice lo avesse voluto Manzi, perché che la tv non fosse in tutte le case era noto, ma sicuramente non c’era in quelle delle persone più disagiate, di cui il maestro voleva combattere sopra ogni cosa “il frustrante senso di inferiorità culturale”.

Guarda "Storia di un maestro", un piccolo e prezioso documentario per raccontare la storia di Alberto Manzi 

Una storia speciale di un maestro speciale che ebbe anche i suoi problemi per le idee che sosteneva, come quelle sui voti. Che non metteva. Il maestro Manzi aveva un timbro: “fa quel che può, quel che non può non fa”.

Il maestro Manzi non si arrabbiava per i suggerimenti in classe, perché credeva che la classe, la squadra fosse il futuro, ed incoraggiava il senso critico di ciascuno, più che la competizione. “L’attenzione e la voglia di imparare di un bambino vanno conquistate, non imposte”.

Attenzione però a pensare ad una figura conciliante con gli studenti, il maestro aveva un forte senso del ruolo dell’insegnante, che doveva essere un educatore, e non concepire il proprio lavoro come una missione, ma come una professione intellettuale, da svolgere con metodo e passione.

“Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere. Non rinunciate mai ad essere voi stessi. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. E ricordatevi io rimango qui al solito posto. Ma se qualcuno vorrà distruggere la vostra libertà la vostra generosità,la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a riprendere il cammino insieme. Perché voi siete parte di me, e io di voi”
(Alberto Manzi, lettera alla classe Quinta)

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