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A Fernando Aramburu il Premio Strega Europeo 2018

È lo scrittore spagnolo Fernando Aramburu con il suo romanzo Patria, tradotto da Bruno Arpaia per Guanda, ad aggiudicarsi il Premio Strega Europeo 2018.

 

Il riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia di premiazione tenutasi al Salone Internazionale del Libro di Torino, cui hanno partecipato Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Maria Ida Gaeta, direttore della Casa delle Letterature di Roma e del Festival Internazionale Letterature, Natale Antonio Rossi, presidente della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e da Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, presidente e direttore della Fondazione Bellonci.

 

Gli altri libri candidati erano:

  • Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele (Neri Pozza), tradotto da Margherita Botto Prix Renaudot 2017, Francia
  • Lisa McInerney, Peccati gloriosi (Bompiani), tradotto da Marco Drago Baileys Women’s Prize 2016, Irlanda
  • Auður Ava Ólafsdóttir, Hotel Silence (Einaudi), tradotto da Stefano Rosatti Icelandic Literature Prize 2016, Islanda
  • Lize Spit, Si scioglie (E/O), tradotto da David Santoro Nederlandse Boekhandelsprijs 2017, Belgio

 

Patria parla del terrorismo dell’Eta (che ha tratti comuni con ogni tipo di terrorismo: l’attrazione che esercita sui giovani; la loro manipolazione; la violenza indiscriminata; il carico di devastazione a lunga gittata che provoca nei parenti famiglie delle vittime e nei parenti di chi commette gli attentati), ma parla soprattutto di come ci cambia la vita, di come eravamo e di come siamo diventati, presentando una galleria di nove personaggi, uno più sfaccettato e interessante dell’altro. Al centro della narrazione ci sono due donne mature che vivono in un piccolo paese vicino San Sebastian, Bittori e Miren. Da ragazze molto unite tra loro (per un po’ avevano coltivato l’idea di farsi suore insieme), sposano due giovani di buon carattere che hanno in comune la passione per la bicicletta, il Txato e Joxian, e allevano insieme i figli. Aramburu si sposta avanti e indietro nel tempo: sappiamo che ora Bittori va spesso sulla tomba dell’amatissimo marito, il Txato, ucciso in un agguato da militanti dell’Eta perché non cedeva ai loro ricatti economici, e che Miren visita in carcere il figlio Joxe Mari, che sconta una condanna a vita per terrorismo. Le due donne sono diventate due implacabili antagoniste e i loro figli, tutti a modo loro devastati dalla violenza che hanno subito o esercitato, si sono persi di vista. In Patria troviamo la Spagna di oggi e quella di trent’anni fa, l’amore familiare e la fatica di stare dentro una famiglia, l’amicizia con tutti i suoi limiti, la malattia e quello che scatena intorno: troviamo, come in tutti i grandi romanzi, uno specchio in cui ci possiamo riconoscere e che amplifica la nostra percezione della realtà.

 

Abbiamo incontrato Fernando Aramburu a Roma, nella Nuvola dell'Eur in occasione di Più libri più liberi. Ci ha aiutato con la traduzione Francesca Ciotti.

 

Fernando Aramburu, nato a San Sebastián nel 1959, ha studiato Filologia ispanica all’Università di Saragozza e negli anni Novanta si è trasferito in Germania per insegnare spagnolo. Dal 2009 ha abbandonato la docenza per dedicarsi alla scrittura e alle collaborazioni giornalistiche. Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, che sono stati tradotti in diverse lingue e hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. Patria (Guanda, 2017), uscito in Spagna nel settembre 2016, ha avuto un grande successo. In Italia ha pubblicato Vita di un pidocchio chiamato Mattia (Salani, 2008), I pesci dell'amarezza (La Nuova Frontiera, 2007), Il trombettista dell'utopia (La Nuova Frontiera, 2005).

 

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