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ALFONSO GATTO: L`OSTINAZIONE DI VIVERE

“I miei occhi mi lasciano partire / e mi aspettano calmi la sera”. Alfonso Gatto (Salerno 1909 - Capalbio1976) legge questi suoi versi che parlano della sua tendenza al nomadismo e a farsi casa in luoghi diversi e improvvisati. “Un poeta è un po’ padre e un po’ figliol prodigo”, spiega infatti. Scrittore, giornalista, critico d’arte e letterario, intellettuale impegnato nella Resistenza, Gatto – autore di dieci volumi di poesia e di uno di prosa, La sposa bambina, e insignito di numerosi premi, dal Bagutta al Viareggio – si attarda per le strade di Roma, ripercorrendo memorie dell’epoca del fascismo come anche degli anni Sessanta. Il poeta parla inoltre della sua devozione per Montale e dell’amicizia con Alvaro e Comisso.

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