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ALFONSO GATTO: TORNARE A MILANO

Lo scrittore Cesare Zavattini ricorda il drappello di “poeti immigrati”, sé compreso, che nel 1935 accolse Alfonso Gatto a Milano: Sinisgalli, De Libero, Tofanelli, Napoli e altri. E ricorda le contraddittorie spinte che li animavano, tra spirito di contestazione ed emulazione della borghesia milanese.
Alfonso Gatto (Salerno 1909 - Capalbio1976) ritorna a Milano, racconta i venti intensi anni trascorsi nel capoluogo lombardo, tra povertà e arte, tra gli idealismi e le resistenze di un ragazzo del sud che si trova a fare i conti con un ambiente del tutto nuovo, eppure ricco di opportunità. Tra i ricordi c’è anche il carcere: antifascista della prima ora, nel 1936 Gatto fu detenuto a San Vittore, poi divenne redattore clandestino e braccato del giornale La nostra fabbrica.
Dalla trattoria dove si riunivano numerosi intellettuali e dove venne istituito il premio, Alfonso Gatto parla del premio Bagutta, che gli fu tributato nel 1955.

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