Seguici    
Accedi
 

Alfred Hitchcock: Vertigo

L’unità è tratta dalla serie “Studio cinema” (Rai due, tre edizioni successive a partire dal 1978). In studio, i critici Gianfranco Bettetini, Francesco Casetti e Aldo Grasso, commentano alcuni dei film più significativi della storia del cinema.
L’audiovisivo comincia con una breve introduzione di Aldo Grasso sul ruolo delle donne nella filmografia di Hitchcock. La sua passione per le bionde, sofisticate e algide, da Grace Kelly, a Kim Novak, a Tippi Hedren, venne spiegata dal regista stesso in una famosa intervista con François Truffaut: le preferiva perché hanno un sex-appeal indiretto, che è la chiave della suspance.
Inizia quindi l’analisi di alcune celebri sequenze del film Vertigo (La donna che visse due volte, 1958). Francesco Casetti analizza la scena iniziale, in cui James Stewart è sospeso nel vuoto attaccato ad un cornicione, per spiegare cos’è una soggettiva: l’azione vista con gli occhi del protagonista stesso. Bettetini prende in esame la sequenza dell’incubo, stilisticamente molto innovativa. Infine, il critico propone un confronto tra il “senso di vertigine” di questo film e quello presente in un altro capolavoro di Hitchcock: Intrigo internazionale (1959), con Cary Grant e Eva Marie Saint, nella famosa scena finale ambientata sul monte Rushmore.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo