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Apartheid: la crisi

L'11 febbraio 1990, dopo 27 anni di detenzione nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, Nelson Mandela veniva rimesso in libertà: era la fine dell'Apartheid.

L’Apartheid fu istituito in Sudafrica dal governo di etnia bianca nel dopoguerra e rimase in vigore fino al 1990. Nato formalmente con l’intento di offrire ai vari gruppi razziali la possibilità di vivere seguendo le proprie tradizioni e le proprie culture, esso incarnò di fatto la volontà di dominio della classe al potere, desiderosa di attuare una decisa politica razzista. Furono gli “afrikaners”, la minoranza bianca, circa il venti per cento della popolazione, a volere una forte segregazione razziale, che portò alla ghettizzazione sistematica di molte famiglie nere nelle cosiddette “riserve nere” ed al costante arricchimento dei bianchi.
Fu Steven Biko a fondare nel 1970 la Coscienza Nera (Black Consciousness), movimento il cui fine era quello di denunciare lo stato di angoscia e di frustrazione degli africani neri e la loro perdita di libertà. Dopo la morte di Biko molte cose cambiarono. Nelson Mandela (Mvezo, 18 luglio 1918) fu il protagonista più noto del movimento anti-apartheid. Condannato all'ergastolo nel 1964, premio Nobel per la pace nel 1993, l'anno successivo fu eletto Presidente del Sudafrica diventando il primo capo di stato di colore della sua nazione.
L’Apartheid è stato recentemente inserito nella lista dei crimini contro l`umanità che la Corte Penale Internazionale può perseguire.

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