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Bambini disuguali: intervista a Chiara Saraceno

Le ricerche internazionali, come ci illustra Chiara Saraceno honorary fellow del Collegio Carlo Alberto di Torino, mostrano che:

  • Le disuguaglianze nello sviluppo infantile iniziano dal concepimento: comportamento dei genitori, salute prenatale, eventi stressanti 
  • Lo sviluppo del cervello nella prima infanzia è diverso per i bambini poveri e ricchi («poverty gets under the skin» - Smeeding) 
  • Differenze negli stili genitoriali contano per la salute e lo sviluppo nella prima infanzia, abbastanza da raddoppiare il gap tra bambini ricchi e poveri tra i 9 e i 24 mesi. Ma queste disuguaglianze possono essere almeno parzialmente corrette negli anni successivi da interventi mirati. 

In Italia si presentano delle disuguaglianze intrecciate per reddito/istruzione dei genitori, per collocazione territoriale, per cittadinanza. Il tutto ha un impatto sia sulla salute che sullo sviluppo cognitivo. In Italia, su 4 milioni e 598 mila persone in povertà assoluta (anno 2015), un milione e 131mila sono minori (10,9% di tutti i minori, un quarto di tutti i poveri assoluti), ma oltre il 40% dei minori stranieri.
A livello famigliare è povero  Il 9,3% delle famiglie con almeno un minore, l'11,2% delle famiglie con due minori , il 18,3% delle famiglie con tre o più minori, Il 39,5% delle famiglie di tutti stranieri con minori, l 18,2 delle famiglie miste con minori, il 5,7 delle famiglie di tutti italiani con minori.

Per quanto rigurada le disuguaglianze sociali e nella salute tra bambini, l’Italia ha un tasso di mortalità infantile medio (3,2%) inferiore a quello europeo (4%, dato 2012), tuttavia, c’è un sensibile gradiente territoriale: al Nord si attesta sul 2,9%, nel Mezzogiorno raggiunge il 3,8%. Tra i fattori di rischio indiretti e diretti delle malattie dei bambini ci sono le diseguaglianze di reddito e di lavoro dei genitori. Cruciale risulta l' istruzione dei genitori, in particolare della madre: madri meno istruite e meno occupate promuovono abitudini meno salubri ed hanno una percezione meno accurata dello stato di salute dei figli. Ad esempio l'obesità è un fattore di rischio molto elevato.

Le regioni con maggiore concentrazione di povertà in generale e minorile in particolare sono quelle anche con un servizio sanitario più inefficiente. Secondo il Meridiano Sanità Index (Ambrosetti)
• confrontando 4 indici principali, ovvero efficienza dell'offerta sanitaria, qualità dell'offerta, salute della popolazione e capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni di salute, l'Emilia Romagna (7,3) e la Lombardia (7) sono le prime due in classifica, seguite da Trentino Alto Adige e Toscana, con un punteggio pari rispettivamente a 6,9 e 6,7.
Quindi Piemonte (6,4), Umbria (6,3), Val d'Aosta (6,2), Veneto e Marche (6,2), Friuli Venezia Giulia (6,1) Lazio e Liguria (5,6), Sardegna e Abruzzo (5,1), Molise (4,8), Puglia e Sicilia (4,6), Calabria (4,1) e Campania (4).

Un altro problema è la prevenzione, da attuarsi mediante adeguate visite specialistiche, come quella pediadrita, oculistica e dentistica, a cui molti bambini non vengono sottoposti: un  terzo dei bambini al sud e nelle isole non effettuta visite dentistichem, come emerge dai dati Istat.

Il punto è che ke disuguaglianze economiche non hanno impatto solo sulla salute, ma anche sullo sviluppo cognitivo, come emerge dalle percentuali di quindicenni che non raggiungono le competenze minime in matematica e lettura per status socio-economico della famiglia, secondo l'Indagine PISA 2015.

In tale contesto, i figli di migranti risultano più a rischio, perché il loro status socio-economico si combina con l'origine migratoria. In generale emerge come l'aver frequentato anche un solo anno di nido per bambini di pari condizioni socio-economiche, significa incidere notevolmentesullo sviluppo cognitivo o anche per esempio l'aver frequentato la scuola a tempo pieno, o l'aver avuto accesso ad attività extracurriculari come lo sport, volontariato.

Determinate politiche sociali ed educative potrebbero correggere almeno in parte tali disuguaglianze, ma non lo fanno, o non lo fanno abbastanza.

 

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