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Barriere coralline “alla veneziana”. Ricerca del Cnr scopre le origini delle Tegnùe

Anche l’Italia ha le sue barriere coralline. Sorgono nell’Adriatico settentrionale, per la precisione nel golfo di Venezia.  Sono formazioni rocciose sommerse, chiamate “tegnùe” (“tenute” in dialetto veneto) perché vi si impigliano le reti dei pescatori. Alte fino a 4 metri,  queste  bio-costruzioni formate da organismi viventi come alghe e spugne sono state scoperte dai ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Cnr, che hanno descritto la loro ricerca sulla rivista Scientific reports. La presenza di costruzioni coralligene sviluppata sopra i resti di antichi canali fluviali cementati non era mai stata osservata prima nel Mediterraneo.

Nel corso della ricerca, che ha impegnato geologi, oceanografi, geofisici, biologi di diverse istituzioni, sono state condotte oltre 200 immersioni scientifiche per osservazioni dirette, per rilevamenti geomorfologici, idrologici e per prelevare numerosi campioni. Uno di questi, un lastrone di sabbia cementata paragonabile, per i ricercatori, ad una sorta di stele di rosetta, mostra inglobati dei gusci di molluschi che hanno consentito di determinare l’età e le caratteristiche del paleo-ambiente al momento della sua cementazione.

Le analisi radiometriche al carbonio sulle conchiglie hanno datato a circa 9.000 anni fa l’arrivo del mare in quest’area e a 7.000 anni fa la cementazione del lastrone, sul quale i primi organismi bio-costruttori hanno attecchito. Altre analisi di laboratorio hanno evidenziato che le tegnùe si sono sviluppate lungo strutture morfologiche allungate e sinuose attribuite ad antichi canali fluviali presenti nella pianura durante l’ultimo periodo glaciale, circa 20.000 anni fa.

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