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Bernard Stiegler: “Prendersi cura. Della gioventù e delle generazioni”

Il filosofo francese Bernard Stiegler, intervistato ad Ancona in occasione della prima edizione del “KUM! Festival - Curare, Educare, Governare”, parla della cura, partendo dal dato di osservazione che viviamo in una società fondata sulla distruzione della cura, che distrugge tutte le tecniche del sé, all’origine della cura stessa.
È la proletarizzazione totale, un concetto già descritto prima di Marx da Socrate nel “Fedro” dove spiega che anche il sapere può proletarizzare quando invece di favorire lo sviluppo dell’anamnesis, la memoria vivente, è ripetuto meccanicamente con l’hypòmnesis, la memoria artificiale.

Marx nel “Manifesto ” del 1848, ma già prima Adam Smith, avevano previsto che l’organizzazione industriale della produzione avrebbe portato ad una specializzazione estrema, producendo persone incapaci di pensare, e oggi anche le classi dirigenti si sono completamente proletarizzate, perché esiste più il sapere.

La cura inizia dall’infanzia, di un neonato siamo obbligati a prenderci cura, perché deve imparare tutto, e quando cresce dobbiamo mandarlo a scuola. A partire dal XIX secolo, il capitalismo industriale ha prodotto l’Antropocene: bambini che non riescono più a studiare, scuole che insegnano un sapere che non corrisponde più alla realtà del mondo. Ecco perché occorre reinventare tutto e bisogna leggere l’ultimo Faucault, che studia Seneca e gli stoici e che mostra che gli stoici hanno un rapporto con la scrittura che può essere descritto come tecnica del sé.

Nell’opera intitolata “Prendersi cura. Della gioventù e delle generazioni”, Stiegler ripensa il rapporto intergenerazionale attraverso le trasformazioni prodotte dalla tecnica, elaborando una politica dell’educazione che non è una politica di adattamento alla tecnologia. Bisogna appropriarsi della tecnologia ripensando la scuola e i rapporti intergenerazionali.

Viviamo in un’epoca di chiaroscuro, mentre gli Illuministi pensavano che la luce fosse perfetta, come all’uscita dalla caverna di Platone, oggi sappiamo che non è possibile uscire dalla caverna, perché non è possibile abbandonare l’entropia. Di conseguenza, dobbiamo imparare a vivere nel chiaroscuro, tra i pharmaka. Non possiamo produrre un sapere puro, la critica della ragion pura è impossibile, perché la ragione è impura, come dimostrano Freud, nel “Disagio della civiltà” e Paul Valéry nella “Crisi dello spirito”.

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