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Bernard Stiegler: disciplinare il Web per salvare la civiltà

Il filosofo francese Bernard Stiegler, intervistato ad Ancona in occasione della prima edizione del “KUM! Festival - Curare, Educare, Governare”, parla dello sconvolgimento che le nuove tecnologie hanno provocato nella nostra vita quotidiana. Oggi circa 3,5 miliardi di persone sulla Terra, sono quasi sempre connesse, c’è chi si alza di notte per leggere le e-mail e molti dormono con lo smartphone accanto, che peraltro danneggia il cervello per le onde emesse: è una catastrofe, una patologia. Tutto è controllato e tutti hanno paura, ad esempio, di un conflitto in Asia tra USA e Corea del Nord, ma la tensione cresce in tutte le regioni del mondo, in cui la militarizzazione è ripresa e in questo contesto la connettività generalizzata produce panico. Un panico che rischia di svilupparsi sulla base della distruzione di ciò che io chiamo, riprendendo un’espressione di Sigmund Freud, “l’economia libidinale”, che consiste nel differire la soddisfazione delle pulsioni, trasformandole attraverso le regole sociali in legami affettivi e ed energia di lavoro. Senza questa trasformazione, Freud ritiene che qualsiasi società arriverebbe alla distruzione, che è esattamente quello che sta accadendo: non riusciamo più a controllare queste pulsioni, come aveva previsto Herbert Marcuse negli anni ’50 del secolo scorso, e se oggi esistono dei movimenti islamisti e integralisti, che combattono l’Occidente questo avviene perché, purtroppo, c’è qualcosa che funziona molto male nel modello industriale occidentale che abbiamo esportato in tutto il mondo. Questo provoca reazioni estremamente violente, una sorta di aumento della pulsione, che si traduce in quei due minuti d’odio di cui parlava Orwell, creando la possibilità di una generalizzazione dell’odio su scala planetaria e di movimenti di panico, visto che oggi gli eventi attraverso il Web diventano noti in tutto il mondo in meno di un minuto. È dunque possibile generare fenomeni catastrofici, come già aveva dimostrato fece Orson Welles con una trasmissione radio, un mezzo dalle potenzialità infinitamente minori rispetto al Web . Ci troviamo in una situazione di estrema pericolosità e ed è sempre più urgente sviluppare una nuova politica del Web su scala mondiale, con una negoziazione internazionale, per evitare la catastrofe.

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