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C`era una volta Louis Kahn

Se non avesse fatto l'architetto avrebbe voluto scrivere favole, perché è dalla fantasia degli uomini che nascono l'aeroplano, la locomotiva e tutti quei fantastici strumenti creati dalla mente umana. In un'intervista del 1971 l’architetto Louis Kahn confida la sua completa fiducia nell'immaginazione dell'uomo che dà forma a "quegli stupori umani che esigono di essere espressi". All'inizio i muri erano spessi e continui: inizia così la fiaba dell'architettura. Poi l'uomo sentì il desiderio della libertà e inventò le finestre, gli archi, le aperture, per alternare luce e ombra, una delle più grandi innovazioni dell'architettura.

Louis Isadore Kahn nasce a Kuressaare, in Estonia, il 20 febbraio 1901. Emigra in Pennsylvania nel 1906 e si laurea in architettura a 23 anni. Gli Stati Uniti sono la sua patria di adozione, ma l’Italia e l’architettura classica segneranno il suo lavoro.

“Mi sto rendendo definitivamente conto che l'architettura dell'Italia resterà la fonte d'ispirazione per i lavori futuri, chi non la vede in questo modo dovrebbe osservarla un'altra volta. Le nostre cose sembrano piccole a confronto: qui tutte le forme pure sono state sperimentate in tutte le varianti dell'architettura. Bisogna comprendere come l'architettura dell'Italia si rapporti a quanto sappiamo del costruire e dei bisogni. Non mi interessano molto i restauri, ma mi rendo conto della grandezza del valore del modo in cui si confrontano con spazi modificati dagli edifici che vi sorgono intorno e che ne rappresentano la premessa...”

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