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Cesare Mazzonis, Fine delle Fenici

 Cesare Mazzonis, Fine delle Fenici

Imperniato sul tema delle variazioni (con chiaro riferimento alla musica, arte alla quale l’autore ha dedicato la propria vita), Fine delle Fenici di Cesare Mazzonis, pubblicato da Alpes, parla dei grandi misteri della vita, del principio e della fine, spaziando dalla Bibbia ai testi sacri indiani, dai miti greci ai classici della letteratura. Adamo, Eva e il Serpente, Noè, Abramo e Mosè si affacciano in queste pagine in cui si fondono cultura e ironia, immaginazione e dissertazione. Nella seconda parte a balzare in primo piano è il mondo vegetale a sottolineare le profonde affinità tra uomo e pianta. Anche qui vasti orizzonti: dal Giappone alla Birmania, dalla Cina alla Siberia rilevando silenzi, fissità, profumi delle vite vegetali. Un elogio dell’impermanenza, un’eco delle metamorfosi ovidiane, un’incursione onirica. Per usare le parole di Mazzonis:

“La mia composizione è così definibile: tema con variazioni.
Il tema sono io, le variazioni le vite successive.”  


Cesare Mazzonis, ha lavorato alla Rai di Roma fino a raggiungere la Direzione Artistica, poi Direttore Artistico alla Scala dove ha passato dodici anni, circa altrettanti al Maggio Musicale Fiorentino e, nel frattempo, per diverse stagioni, Consulente al Megaron di Atene e per un paio al Teatro Bolscioi di Mosca, nonché al Festival Mozartiano di Rovereto e a quello Monteverdiano di Cremona. Andato in pensione si è occupato del premio Paganini a Genova e ha collaborato con Claudio Abbado e l’Orchestra Mozart per cinque anni. Ha diretto per otto anni l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai. Ha pubblicato presso Einaudi i romanzi La vocazione del Superstite e Il Circolo della Vela; presso Feltrinelli La Memoria Fastosa; presso Le Lettere un lungo saggio intitolato Ragnatele sul Nulla e con Alpes La ruota e la via, divagazioni su musica e teatro e Fine delle fenici.
 

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